Turchia, strage in mare: morti annegati 31 bambini

Pubblicato il 6 settembre 2012 21:05 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2012 21:29

ROMA – Ancora una strage di bambini: non sono stati massacrati come mercoledì ad Aleppo ma sono annegati davanti alle coste occidentali della Turchia mentre scappavano dalla guerra e dalla fame, insieme a genitori e parenti, su una barca naufragata a 100 metri dalla salvezza. I piccoli morti sono, secondo le prime ricostruzioni, 31 tra i quali 3 neonati; gli adulti 30, anche se proseguiranno per tre giorni le ricerche di altre possibili vittime e magari di qualche sopravvissuto. Gli scampati sono 46 inclusi il capitano e il suo secondo, entrambi turchi ed entrambi arrestati. Siriani, palestinesi, qualche iracheno: migranti che sognavano quell’Europa ormai incapace di occuparsi di qualcosa di diverso da spread e bond ma che rappresenta ancora una meta per chi non ne può più dell’inferno mediorientale.

Stipati, come sempre, in un peschereccio di 20 metri, sono finiti all’alba sugli scogli di Ahmetbeyli, piccola località turca all’altezza di Smirne, da dove si vedeva già Samos, isola greca e già Europa, porta d’ingresso verso Paesi più ricchi e, era la speranza dei migranti, in grado di accoglierli. Dalla capitaneria di porto di Smirne sono partiti i soccorsi e i gommoni dei sommozzatori che stanno perlustrando le acque alla ricerca di qualcuno ancora vivo, anche se le speranze, con il passare delle ore, si affievoliscono sempre di più. Sono circa 130mila i migranti che ogni anno oltrepassano le frontiere marine e terrestri della Grecia, in genere via Turchia, per poter poi raggiungere altri Paesi europei. In molti arrivavano illegalmente in Grecia attraverso il confine settentrionale turco segnato dal corso del fiume Evros.

Ma da quando, poco più di un mese fa, il governo di Atene ha lanciato un massiccio giro di vite nei confronti degli illegali presenti nel Paese, il flusso è diminuito dell’84 per cento, secondo i dati della polizia greca. Secondo le cifre ufficiali, circa 1.121 immigrati non registrati sono stati arrestati al transito di Evros dall’inizio dell’operazione ‘Xenios Zeus’ (Giove Straniero) il 4 agosto scorso, rispetto ai 6.991 fermati nello stesso periodo dell’anno scorso. E mentre in Turchia si sono riversati almeno 80 mila rifugiati dalla Siria, in Italia c’è polemica perfino su come definire i disgraziati in cerca di pace. L’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu (Unhcr), dopo aver espresso ”cordoglio per questa ennesima tragedia del mare”, sottolinea che ”è tanto più inappropriato e fuorviante riferirsi alle vittime di questo naufragio come clandestini”.

”Purtroppo – afferma la portavoce Laura Boldrini – i media continuano a non prestare la dovuta attenzione al linguaggio che invece è determinante nella percezione del fenomeno migratorio”. ”Clandestino – spiega la Boldrini – è una parola piena di pregiudizio tanto più inopportuna in una situazione come questa. Non a caso tutti i media internazionali parlano di 58 rifugiati morti, solo quelli italiani li definiscono clandestini”.