Turchia, Cristina Cattafesta libera dopo 10 giorni di isolamento in carcere

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 luglio 2018 7:33 | Ultimo aggiornamento: 7 luglio 2018 1:55
Turchia, Cristina Cattafesta libera dopo 10 giorni di isolamento in carcere

Turchia, Cristina Cattafesta libera dopo 10 giorni di isolamento in carcere (Foto Ansa)

ISTANBUL  –  Dopo dieci giorni in un centro di detenzione per stranieri nel su della Turchia, isolata dal mondo, è finita la prigionia della attivista milanese Cristina Cattafesta, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] appena rientrata a Milano dopo un’esperienza in carcere iniziata lo scorso 24 giugno.

La sua testimonianza è stata raccolta da Radio Popolare, da cui Cattafesta è stata in qualche occasione intervistata anche in passato, specie durante i suoi frequenti soggiorni in Afghanistan, il Paese dove si svolge principalmente l’attività della Ong che presiede, il Cisda.

Non ricevendo nessuna informazione durante i 10 giorni di carcere, Cattafesta si è detta “sorpresa dalla mobilitazione” che ha contribuito alla sua liberazione, ma anche “molto arrabbiata: quella prigione è il palazzo delle lacrime”, ha detto.

La presidente di Cisda era in Turchia come osservatrice indipendente invitata dal partito filo curdo Hdp per seguire le elezioni. Le autorità hanno deciso di fermarla perché priva di autorizzazioni specifiche, e anche perché sui “social network” Cattafesta esprime le sue simpatie filocurde.

“Sono stata praticamente in isolamento per dieci giorni, non ho avuto nessuna informazione, quindi sono rimasta sorpresa di sapere cosa si era mosso in Italia. Pensavo di essere stata abbandonata: non mi hanno fatto vedere nessuno, negando la visita persino al console italiano – ha detto a Radio Popolare – Sono furiosa per come le persone vengono trattate in quel centro: non mi vengano a dire che i prigionieri hanno da mangiare, hanno le cure mediche. Certo, anche i polli di allevamento hanno queste cose, ma non si può rimanere in un posto come quello per mesi senza sapere perché sei lì e quando e in che modalità verrai liberato. Non è umano”.