Turchia: estratto vivo dopo 5 giorni, l'incubo della sete

Pubblicato il 28 ottobre 2011 19:57 | Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2011 20:11

ANKARA, 28 OTT – L'hanno tirato fuori dalla macerie vivo dopo cinque giorni. E le sue prime parole sono state ''ho sete e ho fame'': anche per lui, un ragazzino sui 12-13 anni, come per l'altro sopravvissuto estratto ieri, l'incubo e' stata la mancanza d'acqua. Il tormento della sete e' cio' che hanno patito i due sopravvissuti per quattro o cinque giorni sotto le macerie del terremoto di Van e quello che ancor piu' stanno patendo quanti sono ancora sepolti in quella provincia del profondo est della Turchia. Uno spettro, quello della morte per sete, che due ragazzi hanno fugato grazie alla loro fede in Allah.

"Ho fame e sete", sono state le prime parole di Ferhat Tokay, 12-13 anni, estratto vivo stamattina dalle macerie del palazzo in cui viveva a Ercis, la citta' piu' colpita dal terremoto di domenica scorsa. L'arsura, nonostante il freddo, ha spinto a bere acqua piovana che filtrava tra il cemento sbriciolato il diciottenne salvato ieri 100 ore dopo il sisma, Imdat Padak.

''Ho sempre creduto che qualcuno sarebbe venuto a salvarmi'', ha detto il giovane sottolineando: ''E' stata veramente dura. ma ho avuto fede. Dico: Dio e' grande''. La madre di Ferhat, il ragazzino, ha sostenuto che il suo salvataggio e' stato ''un grande miracolo'': ''mi ha detto che ha pregato e che quando ha detto tutte le sue preghiere, e non e' rimasta nessuna, ha intonato l'inno nazionale''. Lo stesso Ferhat ha confessato lo scoramento solo al pensiero della scomparsa di mamma e papa': ''Ho pregato Dio di prendere anche me se i miei genitori fossero morti''.

Nonostante questi ''miracoli'' il paese e' a lutto e ha cancellato parate e celebrazioni per la festa della Repubblica di domani: le cifre ufficiali indicano 575 morti accertati e piu' di 2.600 feriti a causa del peggior terremoto dell'ultimo decennio. Ignota la cifra dei dispersi e dei senzatetto, quest'ultima intuibile pero' dal numero di abitazioni distrutte o inagibili: per ora ne sono state censite piu' di ottomila. Con la prima neve e le frequenti piogge gelide dell'autunno anatolico, incattivito dai quasi 1.800 metri di altitudine della zona di Van, si moltiplicano i ricoveri per malanni legati al freddo e aumentano le difficolta' dei lavori di scavo, assieme alle possibili morti per ipotermia sotto le macerie.

La priorita' sono le tende sotto cui coprirsi: quelle turche sono evidentemente insufficienti e anche per questo il governo ha accettato l'aiuto di una quindicina di paesi e due organizzazioni Onu. Piu' di 200 tende familiari per climi freddi decollano stasera da Brindisi dichiaratamente per sottolineare la ''vicinanza'' dell'Italia ''alla Turchia e al suo popolo'' in questo ''momento cosi' doloroso''.

Intanto sui giornali circolano le stime sull'annuncio fatto dal premier Recep Tayyip Erdogan di voler abbattere tutte le case abusive per evitare il ripetersi di tragedie come quella consumatasi soprattutto a Ercis: sarebbe un'impresa da 450 miliardi di dollari, se non il doppio, dato che in Turchia almeno quattro edifici su dieci non sono a norma. Da sinistra poi c'e' chi ricorda al premier che nei suoi otto anni di governo e' stato fatto poco per la sicurezza e i fondi di una tassa sul terremoto sono andati nella costruzione non di case antisismiche ma di autostrade.