Turchia, la rivolta di piazza Taksim nata per salvare gli alberi

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 9 Giugno 2013 7:08 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2013 10:21
Turchia, la rivolta di piazza Taksim nata per salvare gli alberi

Foto Lapresse

ISTANBUL – La leadership turca sta vivendo oggi la sua più grave crisi politica da anni. Ma il conflitto in atto tra una parte della società civile ed il governo di Recep Tayyip Erdogan è nato semplicemente da un pugno di amici decisi a salvare un piccolo parco.

Pochi avrebbero potuto immaginare che un gruppo di alberi, dispersi in un angolo di una trafficatissima piazza della metropoli turca, potessero innescare tali manifestazioni. Nessuno ricorda che gli abitanti della zona abbiano mai attribuito a quel segmento di piazza Taksim un valore sentimentale, ed anzi veniva considerato come un luogo sporco e perfino pericoloso durante le ore serali.

Poi pochi giorni fa, verso la fine di maggio, i bulldozer sono arrivati per iniziare i lavori di demolizione. Un gruppo di amici sono allora scattati di fronte alle macchine per protestare contro il progetto di rinnovamento della piazza e, senza poterlo prevedere, hanno dato voce a migliaia di turchi che non si sentono rappresentati dai loro leader attuali. I manifestanti di piazza Taksim non si riconoscono certo nel movimento di conservatori religiosi che guida il paese anatolico dal 2002 e rivendicano per sé delle posizioni più laiche e progressiste di quelle del partito islamista al potere.

Le proteste di Istanbul sono animate da cittadini dalle disparate tendenze politiche. Per accorgersi della varietà delle posizioni dei manifestanti, basta fare un giro vicino agli alberi della discordia. La piazza Taksim è ormai diventata un punto di ritrovo per militanti, giornalisti e semplici curiosi. Cittadini animati da una coscienza civile ed ecologica, militanti di partiti marxisti, indipendentisti curdi, qui si trovano tutte le variegate anime della protesta.

Che un tale coacervo di posizioni, alcune delle quali in contraddizione l’una con l’altra, possano trasformarsi in un unico movimento capace di sfidare il potere detenuto da Erdogan pare improbabile. Ma anche gli alberi a piazza Taksim non sembravano un motivo probabile per scatenare una tale protesta.