Turchia, via libera alla legge anti social network: via i post sgraditi e utenti controllati

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Luglio 2020 18:58 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2020 18:58
Turchia, via libera alla legge anti social network: via i post sgraditi e utenti controllati

Turchia, via libera alla legge anti social network: via i post sgraditi e utenti controllati (Foto Ansa)

Stretta della Turchia di Recep Tayyip Erdogan sui social network. Si va dalla rimozione dei post sgraditi alla raccolta dei dati degli utenti. Passando per la nomina di un responsabile che faccia rispettare le richieste dei giudici. 

Ad appena una settimana dall’approdo in Parlamento, arriva il via libera alla nuova legge che regolamenta i social media in Turchia, a partire da giganti come Facebook, Twitter e YouTube.

Una norma fortemente voluta dal presidente Erdogan che sin dal suo annuncio ha suscitato timori per la libertà d’espressione, prendendo di mira uno dei pochi spazi di dissenso rimasti dopo la chiusure di giornali, radio e tv antigovernativi e l’arresto di decine di reporter nella stretta post-golpe.

La denuncia di Amnesty International

“È una chiara violazione del diritto alla libertà di espressione online”, denuncia senza mezzi termini Amnesty International. Secondo la Ong la normativa “rafforzerà le capacità del governo di censurare i contenuti e perseguire gli internauti”, in un Paese dopo sono già decine di migliaia i siti web oscurati.

Ma anche stavolta le barricate di associazioni e opposizioni politiche sono state inutili. A colpi di maggioranza, l’Akp di Erdogan e i suoi alleati nazionalisti del Mhp hanno deciso l’ennesimo strappo.

Cosa prevede la legge sui social network in Turchia

La nuova legge, che riguarda i social con oltre un milione di visitatori unici al giorno, prevede l’obbligo di adeguarsi entro 24 ore alle ingiunzioni dei tribunali sull’eliminazione dei contenuti degli utenti. Una pratica già impiegata in modo massiccio contro messaggi antigovernativi, spesso classificati come “propaganda terroristica”.

Nel primo semestre del 2019, la Turchia era risultata in testa alla graduatoria dei Paesi che avevano sollecitato rimozioni di post a Twitter.

Inoltre, i social network saranno obbligati a catalogare i dati dei propri utenti in server locali, sollevando timori di violazioni della privacy.

Le sanzioni consistono in multe fino a 10 milioni di lire turche (1,2 milioni di euro) e limitazioni della larghezza di banda fino al 90%, con un blocco di fatto dell’accesso ai siti.

La tesi dell’Akp di Erdogan

Per il partito di Erdogan questa regolamentazione servirà a “porre fine a offese e insulti”. Lo stesso capo dello stato ha dichiarato di voler “mettere ordine” al mondo dei social dopo una serie di attacchi alla figlia Esra e al genero Berat Albayrak, che è anche ministro delle Finanze, alla nascita del loro quarto figlio.

Neanche un mese dopo, quell’intenzione è diventata legge. Le nuove restrizioni si aggiungono alle ripetute censure del passato, quando i social (strumento chiave di molte proteste antigovernative, come quelle di Gezi Park del 2013) erano stati ripetutamente oscurati o rallentati.

Pochi giorni fa, in un clima di controllo sempre più pervasivo, anche il servizio di streaming Netflix era stato al centro di denunce di censura per la presunta cancellazione di personaggi omosessuali in alcune serie.

Fino a quest’ennesima stretta, che secondo Human Rights Watch fa piombare la Turchia in “un nuovo Medioevo della censura online”. (Fonte: Ansa)