Uganda, violenza anti gay. Un film accusa le missioni evangeliche americane

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 31 dicembre 2013 7:29 | Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2013 18:07
Uganda, violenza anti gay. Un film accusa le missioni evangeliche americane

David Kato, l’attivista gay ucciso in Uganda nel 2011 (foto Lapresse)

KAMPALA, UGANDA – Il film documentario God Loves Uganda («Dio ama l’Uganda») è stato da poco distribuito nelle sale degli Stati Uniti e del Canada, suscitando decise prese di posizione tra i commentatori. Il pluripremiato regista afroamericano Roger Ross Williams ha voluto disegnare l’inquietante ritratto di alcune missioni evangeliche statunitensi che tentano di «evangelizzare» la popolazione ugandese e spingerla verso forme di intolleranza nei confronti degli omosessuali e dell’aborto.

La tesi espressa dall’opera è che la campagna di odio antiomosessuale che sta imperversando da anni nel paese non sia dovuta non alla cultura del paese africano ma ad una forma di colonialismo culturale: la propagazione, attraverso i missionari, dei valori della destra religiosa americana.

Negli ultimi anni, la legislazione discriminatoria nei confronti degli omosessuali si è estesa e si è inasprita in diversi paesi dell’Africa subsahariana. La “sodomia” è stata bandita per legge in Zimbabwe dal suo eterno capo di stato Robert Mugabe che ha dichiarato l’omosessualità un prodotto della colonizzazione europea. Negli ultimi anni, leggi omofobe sono state implementate anche in Uganda, Malawi, Nigeria e nella Repubblica Democratica del Congo.

In Uganda, dove la situazione è particolarmente drammatica, un settimanale ha pubblicato nel 2010 un articolo intitolato le «100 foto dei più importanti omosessuali». Nella pubblicazione si trovavano i nomi, gli indirizzi, e le foto di presunti o dichiarati omosessuali ugandesi, incorniciate della scritta «impiccateli». Molti dei denunciati sono stati attaccati fisicamente ; una donna è quasi morta delle conseguenze di un linciaggio. Poco più di un anno dopo, David Kato, attivista ugandese per i diritti LBGT, è stato sorpreso nel sonno nella sua abitazione e ucciso a colpi di martello.

La propaganda omofoba in Uganda è fomentata anche da alcune missioni evangeliche di stampo carismatico, provenienti dagli Stati Uniti. Il regista di «God loves Uganda» ha seguito per mesi alcuni missionari americani del gruppo International House of Prayer di cui il leader Lou Engler è un attivista conosciuto per le sue posizioni contro gli omosessuali e l’aborto.

In uno spezzone del documentario si vede il predicatore americano Scott Lively rivolgersi ad un pubblico di ugandesi e spiegare, in preda al delirio mentale dell’ignoranza, che i gay sono pedofili, che sono stati la causa del nazismo (sic), che controllano le Nazioni Uniti e che intendono venire in Uganda per reclutare i bambini. Ma, dice pure Lively, improvvisamente più fiducioso: «l’Uganda è il primo paese che può fermarli». A patto che il paese implementi politiche che «scoraggino l’omosessualità». Il predicatore d’estrema destra, durante la stessa visita, ha avuto il privilegio di parlare per cinque ore al parlamento del paese. Poco tempo dopo, veniva presentata una proposta di legge per inasprire la legislazione sull’omosessualità.

Almeno due missioni evangeliche implicate in Uganda fanno opera di lobbying e investono considerevoli cifre in «attività anti-aborto e anti-gay». Secondo gli autori del documentario, le attività della destra religiosa americana si stanno sempre più orientando verso l’Africa in seguito alla perdita d’influenza in America. Negli Stati Uniti, l’approvazione recente di diverse leggi ha mostrato una nuova tolleranza nei confronti di temi quali l’aborto, l’omosessualità e il consumo di droghe. Gli estremisti cristiani si stanno dunque rivolgendo verso paesi cristiani dove i loro mezzi materiali e il loro attivismo permettono di esercitare quell’estesa influenza culturale perduta nella madre patria. L’Uganda, composta all’85% di cristiani, è una delle nuove frontiere di questo proselitismo reazionario.

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