Una Chiesa, due papi. Benedetto ha rinunciato a metà, chi è il vero pontefice?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Maggio 2014 7:00 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2014 14:59
Una Chiesa, due papi. Benedetto ha rinunciato a metà, chi è il vero pontefice?

Una Chiesa, due papi. Benedetto ha rinunciato a metà, chi è il vero pontefice?

ROMA – Una Chiesa, due papi: Benedetto rinuncia a metà, diarchia con Francesco. Esiste da un paio di millenni una Santa Romana Chiesa che, per la prima volta, conta due papi, due guide spirituali appaiate sullo stesso soglio pontificio. Ritornava sulla questione Alberto Messori sul Corriere della Sera (“Ratzinger non si è ritirato a vita privata. Ecco perché abbiamo davvero due Papi”), cui ha subito replicato oggi Antonio Socci su Libero Quotidiano. A prescindere dalla piccola polemica giornalistica di Socci (in sostanza, Messori parla come se il problema della eventuale diarchia fosse uno scoop quando lui ne ha scritto approfonditamente di recente), il quesito posto è un macigno teologico, potenzialmente drammatico per i fedeli sconcertati: chi è il vero papa?

Francesco, che non ama farsi chiamare papa o pontefice e anzi preferisce il meno impegnativo titolo di “vescovo di Roma”? O Benedetto XVI, che ha conservato il nome, il titolo di papa “emerito” (e non “vescovo di Roma emerito”) e la veste bianca? Messori indaga le sottigliezze teologali implicite nella “rinuncia” di Ratzinger, appoggiandosi al saggio appena uscito di Stefano Violi, docente di diritto canonico presso le facoltà di Teologia di Bologna e di Lugano.

Benedetto XVI si è spogliato di tutte le potestà di governo e di comando inerenti il suo ufficio, senza però abbandonare il servizio alla Chiesa: questo continua, mediante l’esercizio della dimensione spirituale del munus pontificale affidatogli. A questo, non ha inteso rinunciare. Ha rinunciato non al compito, che non è revocabile, bensì alla sua esecuzione concreta. (Stefano Violi, La Repubblica)

Scontato che un papa non si dimette, Ratzinger ha inteso abbandonare solo l’esercizio attivo del suo potere: a quello spirituale non può opporre rinuncia. Resta nel “recinto di San Pietro”, per usare le stesse parole di Ratzinger, da intendersi, però, non nel senso topografico ma in quello più ampio di “luogo teologico”. Dunque è papa anche lui?

Antonio Socci, che si è fatto un punto d’onore nel voler sciogliere il dilemma (anche perché non è per nulla convinto che le dimissioni non sono valide), non condivide l’entusiasmo di Messori per la diarchia vaticana (che fra l’altro avrebbe cambiato idea da quando citava Casa Savoia per ribadire che “si governa uno alla volta”). Ricorda le parole evasive di Ratzinger a proposito della veste bianca papale (“sono finiti i vestiti”) poi interpretate dal suo fedele segretario padre Georg (“si veste da papa perché questo corrisponde alla realtà”). Una realtà che contrasta con la “divina Costituzione” della Chiesa, dove c’è scritto che uno solo può essere papa.

E se come dice Messori BenedettoXVI” non ha inteso rinunciare al munus pontificale” che “non è revocabile”, che dimissioni sono le sue? Messori sa bene che tutto il suo articolo induce a farsi una domanda drammatica (chi è il papa?), ma evita accuratamente di formularla, lasciando che se la ponga il lettore. Perché? E questo articolo è il segnale che negli ambienti della Chiesa se la stanno ponendo in tanti? (Antonio Socci, Libero Quotidiano)