Unicef lancia l’allarme: in Somalia aumentano i bambini soldato

Pubblicato il 5 Maggio 2010 15:36 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2010 17:30

Aumenta in Somalia l’utilizzo dei bambini soldato. A denunciarlo è l’Unicef che afferma: il reclutamento e l’impiego di bambini come soldati da parte di gruppi armati in Somalia è “in aumento” e “tutte le parti in conflitto sono coinvolte” e, in alcuni casi, “vengono reclutati anche bambini di nove anni”. Dati alla mano, l’Unicef e l’ufficio del Rappresentante speciale del Segretario Generale Onu per i bambini e i conflitti armati, chiedono di “fermare immediatamente” l’utilizzo di bambini da parte dei gruppi e delle forze armate somale definendolo “un crimine di guerra”.

Al contempo offrono la loro assistenza nel processo di smobilitazione dei bambini somali e si dicono pronti ad aiutarli a recuperare la loro infanzia e reinserirli nelle comunità.

Recenti rapporti – denuncia l’Unicef – indicano che “le scuole sono utilizzate come centri di reclutamento e che i bambini soldati vengono spesso picchiati o giustiziati dopo la cattura”. “Dobbiamo fermare questo crimine di guerra immediatamente; tutte le parti coinvolte devono rilasciare i bambini; l’impunità deve cessare e gli autori devono essere assicurati alla giustizia”, sottolinea l’agenzia dell’Onu. Alla comunità internazionale, compresi coloro che sostengono i gruppi somali, le nazioni Unite chiedono “di condannare all’unanimità questa pratica e di utilizzare il proprio potere per porvi fine”.

“I bambini costretti ad indossare un uniforme e a portare una pistola – ricorda l’Unicef – subiscono danni psicologici e spesso anche fisici e, senza assistenza, crescendo, possono diventare istigatori di violenza e, come adulti, reclutatori di bambini soldato. L’utilizzo dei bambini soldato è una tragedia per la Somalia in questo momento e, se non viene attuato un intervento urgente, può anche minacciare la stabilità futura del paese. I bambini e i giovani – conclude – costituiscono la maggioranza della popolazione della Somalia e meritano di avere una infanzia libera dalle atrocità di un conflitto armato”.