Chicago. Sciopero finito dopo 10 anni al Congress Hotel: addetti pulizie arresi

Pubblicato il 1 Giugno 2013 11:55 | Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2013 12:00

congressCHICAGO, STATI UNITI -C’è voluto uno sciopero durato dieci anni, ma alla fine i lavoratori del Chicago Congress Hotel hanno ceduto. Il sindacato ha inviato una lettera all’avvocato dell’albergo Peter Andjelkovich con un’offerta senza condizioni di por fine all’agitazione. ”siamo rimasti molto sorpresi – dice – perchè non ci sono state concessioni e nessun negoziato per un anno”.

Dopo 10 anni di sciopero con periodiche dimostrazioni davanti all’albergo non ci sono stati festeggiamenti, ma solo una scarna dichiarazione che dice: ”La decisione di por fine allo sciopero è stata difficile, ma è ormai giunto il momento per il sindacato ed i lavoratori di andare avanti”. Andjelkovic ha dichiarato dal canto suo: ”Qualsiasi sciopero si riflette negativamente sugli affari, e la stessa cosa è successa al Congress Hotel”.

Tutto è cominciato nel 2003 quando 130 lavoratori tra personale addetto alle pulizie ed alla manutenzione hanno incrociato le baccia dopo che la proprietà dell’albergo non ha trovato un accordo col sindacato su aumenti salariali ed altri benefici. Il sindacato ha dichiarato che la proprietà esigeva forti tagli salariali, mentre essa accusava la controparte di volere il doppio di prima. Gli scioperanti hanno avuto anche l’appoggio di Barack Obama quando era senatore, essendo Chicago è la sua città adottiva.

Lo sciopero decennale a Chicago è il secondo più lungo della storia (una fabbrica in California si è fermata per 14 anni), una sorta di record senza alcun risultato, come rileva il capo del sindacato locale, Henry Tamarin: «La decisione di mettere fine alla nostra azione è stata sofferta e molto difficile, ma non c’è più niente da fare. Il giro d’affari dell’albergo si è ridotto e i proprietari non hanno mai dato segni di cedimento. Vivono tra Ginevra e Tel Aviv, e da quando abbiamo iniziato non li abbiamo mai incontrati ». È una resa simbolica, come scrive sul suo sito Time. Una sconfitta che fotografa al meglio le difficoltà che vivono in questo momento i sindacati americani, imprigionati dalla crisi economica e traditi dai democratici, in minoranza al Congresso, incapaci di portare avanti politiche in loro difesa.

Rimane la rabbia dei lavoratori. Josè Sanchez racconta: «Dopo otto anni mi sono arreso, me ne sono andato dal picchetto. Perché? I soldi. Ho una famiglia, dei figli da mantenere e i duecento dollari a settimana che mi passavano non bastavano più». IlChicago Sun Time raccoglie lo sfogo di un altro che invece la battaglia l’ha portata avanti sino alla fine. Non dà il nome al giornale: «Ho paura per il mio futuro». Le sue parole valgono un saggio sui rapporti di forza al tempo della grande crisi: «Non ho l’età per la pensione, ma non sono più giovane per trovare altre sistemazioni. Devo assolutamente riprendere il mio posto in quell’albergo altrimenti non so come andare avanti. I padroni sono stati così testardi, noi siamo così deboli: ci hanno battuto».