Usa, obbligava detenute ad avere rapporti: vice sceriffo Giancarlo Scotti a processo

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 febbraio 2018 6:00 | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2018 20:17
Il vice sceriffo americano Giancarlo Scotti a processo per aggressione sessuale sulle detenute

Giancarlo Scotti (Foto Facebook)

LOS ANGELES – Giancarlo Scotti, 31 anni, vice sceriffo della contea di Los Angeles, è accusato di aver aggredito sessualmente sei detenute in un carcere di Lynwood. Scotti, 31 anni, è a processo per sei capi d’accusa e due reati minori di attività sessuale con una detenuta di una prigione, secondo l’ufficio del procuratore distrettuale della contea di Los Angeles.

L’avvocato difensore di Scotti, Anthony Falangetti, ha dichiarato che il cliente intende dichiararsi non colpevole poiché, secondo il legale, “non ha mai aggredito sessualmente nessuno”. Secondo quanto riferito, le presunte aggressioni si sarebbero verificate nel Century Regional Detention Facility tra marzo e settembre dell’anno scorso. Scotti, da 10 anni nel dipartimento, è stato arrestato a settembre, ore dopo che due donne si erano fatte avanti con un istruttore per denunciare un’aggressione, Los Angeles Times. riferisce il

Lo sceriffo Jim McDonnell, all’epoca disse che le donne dividevano la cella e Scotti era in grado di “mettersi in un punto dove era solo” con loro. Le aggressioni avevano avuto luogo nell’arco di un’ora, ha detto lo sceriffo.

I procuratori ora sostengono che Scotti abbia ordinato alle due detenute di praticare sesso orale. In seguito le avrebbe condotte in una doccia e avrebbe avuto lì rapporti sessuali “illeciti” con entrambe. I detenuti, in base alla legge statale e federale, non possono giuridicamente acconsentire a rapporti sessuali con gli agenti.

Il dipartimento dello sceriffo precedentemente aveva dichiarato che i detective avevano interrogato 150 testimoni e presentato ai procuratori un caso in cui erano coinvolte tre vittime. Da allora gli investigatori ne avevano identificate altre tre, ha detto Nicole Nishida, portavoce dell’agenzia.

Nel 2017 altre due donne hanno intentato una causa per i diritti civili federali contro il dipartimento dello sceriffo accusando Scotti di molestie. Secondo la denuncia, Scotti era noto come agente “cool” che flirtava con le detenute.

Ad agosto 2017, secondo la denuncia, una detenuta incinta si stava cambiando nella sua cella quando Scotti si è avvicinato e le ha ordinato di mostrare i genitali. Scotti ha poi aperto i pantaloni e ordinato di mettersi in ginocchio, secondo quanto riportato nella denuncia. La donna ha considerato le parole di Scotti come un ordine a praticare sesso orale e “pensava di non avere altra scelta che rispettare i comandi del vice sceriffo”.

La seconda querelante ha accusato Scotti di averla aggredita sessualmente in prigione il giorno prima dell’arresto. La donna ha anche conservato parte dello sperma di Scotti su un pezzo di carta velina, che ha fornito agli investigatori.

Entrambe le donne, oggi non più detenute, hanno anche affermato di essere state maltrattate dallo staff della prigione dopo aver accettato di parlare con i detective che indagavano su Scotti. A una delle due dopo che questa aveva segnalato il presunto abuso è stata limitata la terapia di supporto e sono stati negati i pasti speciali riservati alle donne incinte.

Justin Sterling, un avvocato che rappresenta le due donne, ha dichiarato di essere soddisfatto delle accuse.
“Questo caso rappresenta il peggio del peggio in termini di violenza da parte di un individuo che era incaricato di proteggere delle donne. È l’inizio del processo che, alla fine, le avvicina di un passo alla giustizia”. Se condannato per tutte le accuse, Scotti rischia fino a sette anni e quattro mesi di prigione.