Usa, l’ex poliziotto killer Christopher Dorner braccato in uno chalet in fiamme (video)

Pubblicato il 13 Febbraio 2013 8:20 | Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio 2013 9:00
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Usa, l’ex poliziotto killer Christopher Dorner braccato in uno chalet in fiamme

NEW YORK – Sembra esser finita in uno chalet in fiamme sulle montagne innevate del Sud della California la fuga dell’ex poliziotto assassino diventato nell’ultima settimana il criminale ‘most wanted’ degli Usa, il ricercato numero uno, su cui è stata posta anche una taglia da un milione di dollari. Ma non ci sono ancora conferme. Di certo è stato accerchiato da centinaia di agenti di polizia e Fbi, e da fuori si è sentito un singolo sparo, mentre il ultimo rifugio veniva divorato da un incendio.

Ma la notizia diffusa poi da tutti media Usa che il suo corpo carbonizzato era stato ritrovato carbonizzato e stata smentita dalla polizia. Dopo una vasta caccia all’uomo nei boschi della regione del Big Bear Lake, la situazione è precipitata quando Christopher Dorner, 33 anni, afroamericano, oltre un metro e 80 di altezza per 120 kg di peso, è stato intercettato da un agente della forestale, mentre cercava di allontanarsi dalla zona con un pick-up bianco rubato. Ne è nato un inseguimento e una sparatoria, in cui alla fine il ricercato è stato costretto a proseguire a piedi, e a ad asserragliarsi poi in uno chalet.

Dopo aver dichiarato una ”guerra asimmetrica e non convenzionale” al Dipartimento della polizia di Los Angeles (Lapd), da cui era stato cacciato nel 2009, e aver iniziato a dare la caccia ai suoi ex colleghi e alle loro famiglie, e a ucciderli, è finito braccato e solo contro tutti. Ma non senza aver prima ucciso quattro persone. Prima la figlia e il suo fidanzato di un ex capitano della Lapd. Poi un altro agente di polizia che era stato assegnato a protezione di un altro dei suoi ‘bersagli’, che aveva indicato assieme a decine di altri in una sorta di manifesto pubblicato sul suo profilo Facebook.

E infine un altro poliziotto, un vice sceriffo della contea di San Bernardino, che era con centinaia di altri sulle sue tracce sulle montagne. A metterlo alle corde è stato il furto del pick-up bianco. Lo aveva rubato ad una coppia in una casa non distante da dove è stato intercettato, dove era entrato poco prima e aveva immobilizzato i due malcapitati e aveva saccheggiato provviste, per poi proseguire la fuga, ancora convinto che grazie all’addestramento e alle tecniche di sopravvivenza apprese prima in Marina e poi in Polizia avrebbe messo i suoi inseguitori nel sacco e continuato la sua vendetta per essere stato cacciato dalla Lapd, anche a causa, a suo dire, di motivi razziali.

Ma una volta rimasta sola, una delle due persone che aveva immobilizzato è riuscita a liberarsi e a dare l’allarme. E rapidamente attorno a lui si è stretto il cerchio. Sono subito arrivate in forze la polizia e anche i giornalisti, che dall’alto con gli elicotteri hanno iniziato la diretta tv sulla caccia all’uomo e l’assedio. Dallo chalet accerchiato, Dorner ha iniziato a sparare contro gli agenti che erano lì fuori. L’audio del conflitto è stato registrato da un reporter e sembrava quello di una battaglia, centinaia di colpi nell’arco di pochi minuti. Oltre ad uccidere il vice sceriffo, ha anche ferito gravemente un altro agente, ma non è riuscito a fuggire.

Dopo un paio d’ore, la polizia ha iniziato a lanciare gas lacrimogeni nella casa, si è udito quel singolo colpo di pistola e visto lo chalet andare a fuoco. Quando le fiamme si sono diradate, i grandi media hanno annunciato il ritrovamento del cadavere carbonizzato, ma poi c’è stato il colpo di scena: la polizia ha smentito, affermando che nessuno è entrato tra le rovine, il calore è ancora troppo forte.