Usa, generali. ”Non c’è nessuna controffensiva dell’Isis”, Pentagono conferma

Pubblicato il 24 febbraio 2015 19:34 | Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2015 19:34
Il nuovo capo del Pentagono Ashton Carte

Il nuovo capo del Pentagono Ashton Carter

KUWAIT, KUWAIT CITY – “Non e’ in atto nessuna controffensiva dell’Isis”: lo assicurano i generali Usa impegnati nella lotta ai jihadisti in Iraq e in Siria, che il nuovo capo del Pentagono, Ashton Carter, ha riunito in Kuwait per fare il punto della situazione. E preparare la “campagna di primavera” per riconquistare la seconda citta’ dell’Iraq, Mosul, attualmente in mano agli uomini dello stato islamico.

Su un punto in particolare – secondo quanto trapelato – Carter ha voluto confrontarsi con i suoi ‘top commander’: l’eventualita’ o meno di inviare truppe Usa sul campo di battaglia al fianco delle forze irachene, almeno per scegliere quali dovranno essere gli obiettivi da bombardare con i raid aerei.

Un nodo questo “che deve essere ancora sciolto”, hanno raccontato alcuni ufficiali presenti al ‘vertice di guerra’, perche’ molti sono i rischi da valutare.

Rischi legati anche alla battaglia ‘isolato dopo isolato’ che probabilmente dovra’ essere condotta a Mosul, con i jihadisti che potrebbero imbottire di esplosivi strade ed edifici. La riunione col “Team America” – come l’ha definito lo stesso Carter – e’ durata circa sei ore. Una discussione franca e approfondita a cui hanno partecipato tutti i massimi responsabili militari e diplomatici degli Stati Uniti nella regione, e non solo.

Tra i ‘top commander’ quelli di Medio Oriente, Africa, Europa e Nato, oltre al capo dello Us Central Command (che supervisiona e coordina l’insieme delle operazioni contro gli estremisti islamici in Iraq e in Siria) e al generale responsabile dell’addestramento dei ribelli siriani. Presente anche l’inviato speciale di Barack Obama per la lotta all’Isis, l’ex generale John Allen.

“Il problema dell’Isis in Iraq e in Siria e la sua diffusione nel mondo e’ complicatissimo da affrontare e da risolvere”, si e’ limitato a dire il segretario alla difesa Usa al termine dell’incontro. Carter – che prima del Kuwait era stato in Afghanistan – ha quindi dovuto rinunciare a una tappa in Iraq per gli eccessivi rischi legati proprio all’attivita’ dei militanti dello stato islamico.