Usa: la severità inflessibile della Giustizia

Pubblicato il 3 Novembre 2009 18:14 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2009 18:26

James F. Seale oggi ha settant’anni, è affetto da cancro ma quello che lo caratterizza di più, in questi giorni di vecchiaia e malattia, è il suo passato criminale: Seale è infatti stato un membro del Ku Klux Clan.

Come tale, insieme ad un complice, nel 1964 perpetrò un odioso crimine. Uccise due ragazzi di colore di appena 19 anni. I due giovani furono rapiti, legati ad un albero, frustati a sangue, e gettanti nelle acque stagnanti del Mississippi. Era il 2 Maggio 1964. Parti del loro corpo furono trovate giorni dopo.

Il crimine, sebbene odioso ed efferato, non attrasse l’attenzione. Il clima politico dello stato razzista del Mississippi non favoriva rigurgiti di indignazione collettiva. Poche settimane dopo, il brutale e scandaloso assassinio di tre attivisti civili nella città di Philadelphia, Mississipi, adombrò definitivamente il caso.

James Seale, all’epoca camionista, fu sospettato insieme ad un altro attivista del KKK. Ai sospetti non seguì nessun tipo di iniziativa, giuridica o poliziesca. La complice inerzia ed omertà delle autorità del Mississippi insabbiò definitivamente il caso.

Nel 2000 il giornale di Jackson, Mississippi, decise di riaprire il caso. Si scoprì che Mr. Seale era scomparso dalla circolazione. Thomas Moore, fratello di una delle vittime, volle comunque ritornare sui luoghi del crimine per girare un documentario sul duplice assassinio. Quando Mr. Moore si lamentò con un cittadino di Jackson che Mr. Seale era morto, l’uomo replicò: «Non è morto. Le mostro dove vive». Dopo un breve momento in macchina, Moore parcheggiò davanti una casa vicina. Sotto il portico, un uomo anziano stava riposando. «James Ford Seale. Perché non viene a parlare con me?» – urlò Mr. Moore dalla strada.

La sola risposta che Mr. Seale diede fu quella di alzarsi, voltare i tacchi, rientrare in casa. Il passato ha riacciuffato il membro del KKK. E, la giustizia americana, dopo quaranta anni, ha deciso di perseguirlo per quello che successo in quel lontano maggio di odio razziale. Oggi Seale è in carcere dove sconta una condanna a vita per rapimento e cospirazione. La Corte Suprema, lunedì 2 novembre, era chiamata a pronunciarsi sulla revisione del processo. La risposta è arrivata. Seale, nonostante la sua vecchiaia e la sua malattia, resterà in carcere.

La giustizia americana mostra così il suo lato più inflessibile e duro. Dall’anno dell’omicidio fino ad oggi, la giurisdizione federale sul rapimento è cambiata più volte. Per più di vent’anni, il delitto ha previsto dei termini di prescrizione che furono reintrodotti solo da una legge del 1994. Questo significa che se Mr. Moore, o chi altro, avesse incontrato Mr. Seale nel 1993, il processo sarebbe andato diversamente.

Nessuno nega l’efferata, spietata, crudeltà con cui un uomo uccise barbaramente due ragazzi la cui unica colpa era essere neri nel Mississippi. Nonostante questo, la severa giustizia degli Stati Uniti, ritardataria e senza pietà, nemmeno nei confronti di un uomo vecchio e malato, fa un po’ paura. Malgrado la sua logica.