Usa: morta Wilma Mankiller, prima donna a capo degli indiani Cherokee

Pubblicato il 7 Aprile 2010 0:40 | Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2010 0:40

Wilma Mankiller

Wilma Mankiller, la prima donna eletta a capo della Nazione Cherokee, è morta a 64 anni in Oklahoma. Capo Mankiller (‘Colei che uccide gli uomini’) era stata per dieci anni la leader della seconda tribù di indiani d’America per importanza e nel 1997 ne era diventata la prima donna-capo liberamente eletta, fatto che lei aveva sempre minimizzato spiegando che i Cherokee hanno sempre avuto una cultura matriarcale.

Nel 1998 l’allora presidente Bill Clinton l’aveva insignita della Medaglia della libertà, la più alta onorificenza civile americana. “I nostri cuori sono pesanti di dolore per la morte di Wilma Mankiller’, ha detto Chad Smith, suo erede politico e successore: «Siamo una nazione migliore grazie a lei, al suo ruolo di statista, alla sua umiltà, grazia, determinazione, decisione». La morte di Capo Mankiller ha provocato reazioni di cordoglio a Washington.

«E’ stata una grande leader», ha detto il preidente Barack Obama ricordando come il lavoro della prima donna capo dei Cherokee abbia trasformato i rapporti tra la sua tribù e il governo federale. Originari del Tennessee, i Cherokee furono deportati intorno al 1830 nel nord-est dell’Oklahoma. Cresciuta nelle pianure agricole di Mankiller, la località che le aveva dato il nome, Wilma si era trasferita a dieci anni a San Francisco con la famiglia dopo la bancarotta dell’azienda agricola paterna.

Figlia della controcultura degli anni ’60, amica della femminista Gloria Steinem, Capo Mankiller si era dedicata alla politica dopo aver partecipato all’occupazione dell’isola di Alcatraz con altri 19 indiani d’America. Fu il primo atto della militanza a favore dei pellerossa che nel 1994 l’aveva portata a marciare su Washington per uno storico incontro alla Casa Bianca con Clinton alla testa di delegazioni di tutte le oltre 500 tribù riconosciute dal governo federale.