Cronaca Mondo

Usa: nuove regole per ridurre il parto cesareo

Si può partorire naturalmente anche dopo un cesareo

Dall’America arrivano le prime direttive per dare “un taglio” al cesareo. Almeno quando non strettamente necessario per la sicurezza della partoriente e del nascituro.

“Una volta al cesareo, sempre un cesareo”. Questa era la regola che, a partire dal 1970, è rimasta valida negli Stati Uniti sino a oggi. Anche se già nel 1980 un gruppo di esperti del National Institutes of Health, aveva rilevato che il parto naturale dopo un cesareo era sicuro per molte donne. Qualcosa, tuttavia, sta cambiando: gli Stati Uniti si preparano a nuove linee guida per diminuire l’eccessivo ricorso ai parti cesarei per le donne che hanno già avuto un parto di questo tipo in precedenza. L’American College degli ostetrici e ginecologici pubblicherà le nuove raccomandazioni in Agosto per rendere più facile per la partorienti trovare cliniche e medici disponibili a farle partorire naturalmente.

Oggi circa 1,4 milioni di donne americane ricorre al parto cesareo. Ovvero circa il 32 per cento di tutte le nascite  secondo gli ultimi dati del National Center for Health Statistics, che risalgono al 2007. A differenza gli orientamenti precedenti, quelli nuovi sostengono che il parto naturale sia  sicuro per la maggior parte delle donne che ha già subito un cesareo.  Sino ad oggi per le donne che mettevano al mondo il primo figlio in questo modo, il destino sembrava segnato: negli Stati Uniti, solo l’8,5 delle donne che aveva avuto un cesareo ha successivamente partorito un bambino naturalmente.

Nella maggior parte degli ospedali, e non solo quelli americani, viene dato per scontato che se la prima nascita è avvenuta per parto cesareo la madre debba ricorrere allo stesso metodo in futuro al fine di evitare i rischi di rottura delle pareti uterine. Eppure, gli studi più recenti rivelano che tra il 60 e l’80% delle donne che ha provato a mettere al mondo un secondo bimbo con un parto naturale dopo un cesareo, lo ha fatto senza problemi. Le nuove linee guida affermano quindi che i parti naturali sono sicuri per la maggior parte delle donne che hanno avuto uno o anche due cesarei, persino se le donne aspettano una coppia di gemelli. Quanto agli ospedali, le raccomandazione precisano che non si può  «forzare una donna ad avere un parto cesareo, né si può negarle assistenza se rifiuta di avere un cesareo».

La realtà sottesa a questa pratica anche italiana è che a partire dal 1999 in molti ospedali, soprattutto quelli più piccoli, venne chiesto di di vietare il parto naturale dopo il cesareo, perché i medici impiegati ad aspettare durante il travaglio rappresentavano un costo esoso. Anche negli ultimi anni, gli ospedali, i medici e gli assicuratori hanno rifiutato di far un parto naturale alle donne che avevano subito un cesareo. Il rischio effettivo esiste ma è minimo. La preoccupazione principale è la possibile rottura dell’utero durante il travaglio, che può danneggiare gravemente sia la madre e il bambino e richiede un intervento chirurgico d’urgenza. Ma le linee guida stabiliscono che per le donne con un precedente taglio cesareo, il rischio di rottura durante è molto basso – da 0.7 per cento al 0,9 per cento.

Le nuove linee guida vanno al di là di quelle precedenti, tuttavia, affermando che parto vaginale dopo cesareo non solo non è rischioso ma è anche ragionevole per la maggior parte donne che portano in grembo gemelli e chi ha avuto due cesarei precedenti. La speranza è che, grazie alle nuove linee guida, venga fornita l’adeguata assistenza a chi sceglie, in conformità alle proprie possibilità, di avere un parto naturale. Se si fa ricorso al cesareo deve essere esclusivamente per i rischi e non per i costi.

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