Usa. Per Roman Polanski l’America resta un sogno irraggiungibile

Pubblicato il 27 Dicembre 2014 11:25 | Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre 2014 11:25
Roman Polanski

Roman Polanski

USA, LOS ANGELES – Per Roman Polanski l’America resta un sogno irraggiungibile. Alla vigilia di Natale si è consumato l’ennesimo capitolo di una vicenda giudiziaria lunga 37 anni e che vede il regista di Rosemary Baby accusato di stupro ai danni di una minorenne.

Ancora una volta un giudice della Corte Superiore di Los Angeles ha respinto la richiesta del team legale del regista di concedere l’archiviazione del caso, che risale al 1977, e che vede Polanski, 81 anni. accusato di violenza sessuale con l’ausilio di sostanze stupefacenti ai danni di una ragazzina di tredici anni, Samantha Geimer.

Il fatto avvenne nella villa di Jack Nicholson. L’archiviazione consentirebbe all’artista, premio Oscar per la regia nel 2003 (per il film Il Pianista), di poter fare ritorno negli Stati Uniti, Paese dal quale fuggì nel 1978 proprio a seguito dei fatti dell’anno prima. Il procedimento di accusa nei confronti di Polanski fu un evento mediatico seguito con grande attenzione dalla pubblica opinione.

L’avvocato della ragazzina propose, in sede di procedimento preliminare, un patteggiamento per consentire alla minorenne di non dover deporre pubblicamente. Il Pubblico Ministero si dichiarò d’accordo, come anche i difensori di Polanski. L’accusa venne ridotta al solo capo di rapporto sessuale con persona minorenne e Polanski si dichiarò colpevole.

A causa dell’età della vittima, fu decisa una perizia psichiatrica per la quale Polanski fu mandato in prigione. Dopo 42 giorni venne rilasciato con una valutazione che consigliava una pena con la condizionale, quindi senza più detenzione. Quando emerse che il giudice non avrebbe seguito la proposta, il regista fuggì prima a Londra e poi a Parigi. Dal 1975 il regista possiede la cittadinanza francese e non può essere dunque estradato. Già nel 2008 ci fu un tentativo, fallito, di chiudere la vicenda con l’archiviazione. Allora la regista Marina Zenovich, nel proprio documentario Roman Polanski: Wanted and Desired, parlò di un presunto conflitto di interessi da parte del giudice nei confronti di Polanski.

Gli avvocati del regista ricorsero quindi contro la sentenza, ma senza successo. Il 26 settembre 2009 Polanski venne arrestato all’aeroporto di Zurigo sulla base di un mandato di cattura internazionale emesso nel 2005 su richiesta delle autorità giudiziarie statunitensi. Si era recato in Svizzera per ricevere al Zurigo Film Festival un premio alla carriera.

La vicenda fece scalpore, con molti artisti e esponenti del mondo della cultura internazionale schierati, chi a favore della liberazione del regista (fra gli altri Woody Allen, Pedro Almodovar e Martin Scorsese), chi dalla parte del giusto corso della giustizia (Luc Besson, Daniel Cohn-Bendit). Il 12 luglio 2010 le autorità elvetiche, in considerazione di un vizio di forma, negarono l’estradizione negli Stati Uniti, revocandogli anche gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico.

Nel 2011, recatosi nuovamente al Zurigo Film Festival, Polanski chiese pubblicamente scusa a Samantha Geimer, oggi cinquantenne. La donna, dal canto suo, ha detto di non avere risentimento verso Polanski, e di volere che il caso sia chiuso definitivamente senza ulteriori condanne per il regista. La scorsa settimana il team legale del regista è tornato alla carica e ha chiesto l’archiviazione, citando ancora una volta una cattiva conduzione delle indagini sul caso. Ancora una volta però la richiesta è stata respinta.

La vita di Polanski è stata costellata di tragedie. Figlio di ebrei di origine polacca e russa, da bambino venne accolto da una famiglia di contadini cattolici per sfuggire alle persecuzioni naziste, la madre morì ad Auschwitz, mentre il padre riuscì a sopravvivere nel campo di concentramento di Mauthausen. Nel 1969 poi un’altro drammatico fatto segnò la vita di Polanski. Il regista perse la moglie Sharon Tate, all’ottavo mese di gravidanza in un brutale assalto ad opera della setta di Charles Manson. Mentre il regista si trovava a Londra, Manson e i suoi seguaci fecero irruzione nell’appartamento dove la donna stava trascorrendo una serata con amici. Vennero uccise cinque persone fra cui la moglie di Polanski con in grembo il figlio.