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Usa, trapianti. Gary Becker, Nobel economia, propone mercato organi

Un trapianto di rene

Un trapianto di rene

USA, CHICAGO – L’unico modo per aumentare la disponibilità di reni per i trapianti è permettere alle persone interessate di vendere un proprio rene, in un vero e proprio mercato con prezzi fissati dall’autorità pubblica.

La proposta viene dalla patria del liberismo, gli Stati Uniti, e a firmarla è Gary Becker, docente di economia e sociologia all’Università di Chicago, che ha ottenuto il premio Nobel proprio per aver dimostrato come le leggi del mercato si applichino anche ad altri campi della vita quotidiana.

Il sistema, scrive Becker in un editoriale sul Wall Street Journal insieme al collega argentino Julio Elias, sarebbe applicabile anche ad altri trapianti, con pagamenti anche a chi acconsente a farsi espiantare gli organi dopo la morte.

L’articolo parte dalla considerazione che negli Usa la lista di attesa per i trapianti dura 4,5 anni, il doppio rispetto ad appena dieci anni fa, e che le politiche per incentivare i trapianti da consanguinei o i cosiddetti ‘trapianti domino’, con lo scambio di organi tra membri di famiglie diverse compatibili, non riescono a ridurre le attese e i costi connessi. Nessuno dei metodi in uso oggi è in grado di eliminare la carenza di reni – scrivono gli autori – mentre invece pagare i donatori per i loro organi ci riuscirebbe.

In particolare, con un prezzo intorno ai 15 mila dollari (11 mila euro) il numero di organi disponibili crescerebbe molto senza incidere eccessivamente sul costo del trapianto. Un identico ragionamento, scrivono gli autori, dovrebbe essere fatto per gli altri organi. ”La presunta immoralità di un mercato degli organi andrebbe confrontata con la possibilità di evitare la morte dei pazienti in lista d’attesa”.

Non è d’accordo con l’analisi degli economisti Alessandro Nanni Costa, presidente del Centro Nazionale Trapianti. ”Da noi il principio è totalmente diverso – sottolinea Costa – per noi la donazione degli organi deve essere un atto ‘libero e gratuito’. Una parte del corpo umano non andrebbe mai venduta, non solo per i principi cristiani ma per qualunque etica. Inoltre dal punto di vista della sicurezza un mercato sarebbe pericolosissimo, perchè chi vende lo fa sempre per necessità, e questa porta a nascondere eventuali problemi di salute”.

Costa è scettico anche sulla possibilità che un mercato riduca effettivamente le liste d’attesa. ”C’è anche un possibile problema di discriminazione, perchè se si mettono in vendita gli organi vengono meno l’universalità e la gratuità, tra i principali pregi del Sistema Sanitario Nazionale. Il mercato – conclude il presidente del Cnt – non è la soluzione al problema delle liste d’attesa, che vanno ridotte rendendo consapevoli le famiglie e creando negli ospedali un ambiente che favorisca le donazioni”.

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