Usa, vuole dare figlio in adozione poi ci ripensa. La polizia glielo porta via

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 luglio 2015 0:03 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2015 0:03
Usa, vuole dare figlio in adozione poi ci ripensa. La polizia glielo porta via

Kimberly Rossler con suo filgio

ROMA – Kimberly Rossler, 25 anni, aveva deciso di dare in adozione James Elliott Rossler, suo figlio di appena 3 settimane. Poi ci ha ripensato ma era troppo tardi: alcuni uomini dello sceriffo le hanno fatto visita nella sua casa in Alabama e tra le lacrime e le urla le hanno portato via suo figlio.

La ragazza una settimana prima di partorire aveva rinunciato all’adozione decidendo che lo avrebbe cresciuto con tutto l’amore che il piccolo necessitava. Kimberly, circa un anno fa era rimasta incinta ma il fidanzato si era rifiutato di riconoscere il bambino. “Per lui la cosa migliore sarebbe stata abortire, ma non per me” ha raccontato la ragazza che ha continuato la gravidanza convinta di dare comunque in adozione James Elliott. Ad organizzare le pratiche dell’adozione, la giovane si era rivolta ad Adoption Rocks, agenzia che gestisce il collegamento tra chi vuole dare via il suo bambino e le famiglie disposte a crescerli.

Kimberly credeva di aver preso una decisione definitiva, ma mentre il piccolo James cresceva dentro di lei aveva piano piano cambiato le sue convinzioni fino a decidere di essere pronta a prendersi cura del figlio. E così, una settimana prima di partorire, esattamente lo scorso28 maggio, Kimberly ha contattato l’agenzia per comunicare che non aveva intenzione di darlo in adozione. “Il nostro è stato un accordo verbale, ho sentito l’avvocato e gli ho detto la mia decisione – ha raccontato la ragazza – Non pensavo ci fosse bisogno di firmare nulla perché la persona che ha seguito il mio caso mi ha detto che le carte sarebbero diventate definitive soltanto dopo il parto”. Tre settimane dopo la nascita del piccolo però, Kimberly si è ritrovata gli agenti in casa: “Alcuni agenti mandati dallo sceriffo si sono presentati alla mia porta. Mi hanno fatto finire di allattarlo, lo hanno messo nel suo seggiolino e lo hanno portato via senza darmi una spiegazione. Non ho potuto far altro che piangere e urlare mentre mio figlio si allontanava”.

Chris Kalifeh, portavoce di Adoption Rocks, ha detto che la sua organizzazione aiuta esclusivamente le mamme a prendere una decisione consapevole e non ritiene che l’ente abbia alcun coinvolgimento in questa battaglia legale: “L’agenzia mette in contatto chi vuole dare il bimbo e le famiglie disposte a prenderli in adozione. Ciò che è successo non ci compete”. Kimberly, non sapendo cosa fare e a chi rivolgersi, sta intanto sprofondando nella disperazione: “Finalmente avevo trovato la pace nella mia vita, mio figlio mi dava l’amore incondizionato che ho sempre voluto. So che il mio bambino è stato portato via da me senza una spiegazione. È stato uno strazio vederlo andare via. Adesso sono settimane che non so dove sia, come sta e non riesco a farmi una ragione di quanto successo”.