Wsj. C’è pizza e pizza, quella vera è napoletana e gli americani si adeguano

Pubblicato il 9 Maggio 2014 15:55 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2014 15:55

pizzaUSA, NEW YORK – C’e’ pizza e pizza, e c’è a chi piace con asparagi, carciofini sott’olio o fette di ananas (orrore!).  E poi c’e’ quella certificata come autentica pizza napoletana. E se per i napoletani nulla è più sacro del famoso impasto con pomodoro, mozzarella e basilico, quell’autenticità ha ora varcato i confini campani, attraversato l’Atlantico e contagiato anche i pizzaioli americani, disposti a tutto pur di ottenere il marchio dell’Associazione Verace Napoletana e offrire ai clienti un prodotto originale.

L’argomento è di tale interesse da aver catturato l’attenzione del Wall Street Journal, che ha messo la notizia in prima pagina sul suo sito. “Lasciate pure che New York e Chicago – ha commentato Justin Piazza, proprietario di due pizzerie a Phoenix, Arizona, dove si mangia la vera pizza napoletana – abbiano le loro pizze, per quanto mi riguarda la mia è fatta come vuole la tradizione”. Per provarlo Piazza mostra il certificato avuto dall’Associazione napoletana, il che vuol dire che viene preparata con la giusta farina, pomodori preferibilmente San Marzano, mozzarella fresca e cotta in forno a legna.

Il pizzaiolo ha speso 25/mila dollari per acquistare un forno fatto con i mattoni cotti con le ceneri del Vesuvio. Ha passato inoltre sei mesi ad imparare l’arte del maneggiare l’impasto. “Mio padre mi ha preso per matto – continua Piazza – ma con tutto il rispetto per lui non c’è paragone tra la pizza ‘New York Style’ – tipo fette di provolone e di salamella piccante che qui chiamano ”Pepperoni” – e la vera pizza napoletana”.

Secondo quanto scrive il Wsj, il marchio Vpn (pizza verace napoletana) è poco conosciuto negli Stati Uniti, anche se gli americani sono grandi divoratori di pizze a modo loro, che a dir la verità non sono tutte da buttar via. Solo 76 ristoranti hanno avuto la certificazione. Per ottenere il marchio le pizzerie devono pagare una quota di duemila dollari, seguire lezioni in una scuola specifica oltre a diversi corsi che hanno un discreto costo. “E’ un impegno” – ha spiegato Peppe Miele, presidente di Vpn America, proprietario di due pizzerie a Los Angeles. “Facciamo la pizza, non la ‘pizza pie’ (come viene chiamata negli Usa) – gli fa eco Stefano Fabbri, altro proprietario di una pizzeria a Phoenix, Arizona – quando si mangia questa pizza si sente la differenza”