Vaccino Moderna, somministrata negli Usa la prima dose ad un’infermiera di un ospedale del Connecticut

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 Dicembre 2020 19:00 | Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre 2020 19:00
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Vaccino Moderna, somministrata negli Usa la prima dose ad un’infermiera di un ospedale del Connecticut (foto Ansa)

Un’infermiera di terapia intensiva in un ospedale in Connecticut ha ricevuto per prima il vaccino per il Covid sviluppato da Moderna.

Lo ha riferito l’istituto di Hartford che ha trasmesso in diretta l’evento.

“Sono entusiasta, mi sento una privilegiata”, ha commento Mandy Delgado tra gli applausi.

La settimana scorsa è cominciata la campagna di somministrazione negli Usa del vaccino di Pfizer/Biontech.

Su Twitter, subito dopo l’approvazione del vaccino la Fda statunitense aveva annunciato:

“L’autorizzazione all’uso permette che il vaccino venga distribuito negli Stati Uniti per gli individui di età pari o superiore ai 18 anni”.

Quello già approvato di Pfizer può essere iniettato invece anche a chi ha 16 anni. 

La fornitura iniziale del vaccino Moderna andrà agli Stati Uniti. 

Il Paese ha firmato accordi per garantire fino a 200 milioni di dosi e aspetta i primi 20 milioni entro la fine di dicembre. 

Di queste, 5,9 milioni di fiale sono già pronte per essere distribuite immediatamente.

Pregliasco: “Se inefficaci i vaccini vengono modificati per diventare più efficaci” 

“I dati ad oggi anche se sono da migliorare in termini di approfondimento, ci dicono che questa variante del virus ha una capacità di diffusione molto superiore rispetto al virus che si era diffuso in Italia e in Europa”.

“La malattia sembrerebbe uguale, dunque non va a peggiorare le caratteristiche cliniche”.

A dirlo è il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano, a Radio Cusano Campus.

“Gli attuali test, i tamponi, che normalmente utilizziamo – sottolinea – sono in grado di riconoscere questa variante e i primi riscontri ci dicono che il vaccino può funzionare anche in questa variante”.

“E’ chiaro che tutto questo è riferito ad alcuni studi interessanti che sono stati pubblicati e abbiamo avuto modo di leggere ma vanno validati dalla ricerca”.

Pregliasco prosegue: “Tutto questo non fa altro che ricordarci di rispettare le norme di prevenzione per ridurre la diffusione della variante”.

“Facendo qualche ulteriore esame scopriremo che alcuni pazienti in Italia hanno avuto questa variante del virus.”  

“Questa variante – spiega ancora Pregliasco – ha solo una piccola variazione nella struttura che non determina un problema per il vaccino e gli anticorpi che è in grado di far produrre”.

“Una variazione che non lo rende irriconoscibile al nostro sistema immunitario”.

“Vedremo poi cosa farà negli studi in vitro, comunque come piano B i vaccini della Pfizer e Moderna possono comunque prevedere una rapida modifica per renderli ancora più efficaci” (fonte: Agi).