Vanessa e Greta. Il viaggio in Siria: i Carabinieri indagano sui misteri

di Sergio Carli
Pubblicato il 17 Gennaio 2015 11:49 | Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2015 12:12
Vanessa e Greta. Il viaggio in Siria: i Carabinieri indagano sui misteri

Vanessa Marzullo (a ds.) e Greta Ramelli. I Carabinieri indagano sui i misteri del loro viaggio in Siria

ROMA – Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due italiane rapite nell’agosto 2014 e rilasciate il 15 gennaio 2015 dietro riscatto di 12 milioni di dollari o euro pagati dai contribuenti italiani, avevano capito subito che scopo dei loro rapitori erano i soldi, e, questo non sembrano averlo detto ma la connessione è chiara, in bocca ai rapitori, rivela Firenza Sarzanini sul Corriere della Sera, ce le ha portate un misterioso personaggio con il viaggio combinato attraverso Facebook. Lo avevano conosciuto durante un precedente viaggio in Siria e se ne erano evidentemente fidate.

Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi su Repubblica danno una versione diversa. Greta e Vanessa lavoravano a Aleppo per una Ong e al momento del sequestro erano

“nella casa dove si appoggia la Ong”. 

Non si capisce bene, e anche il padre di Vanessa, Salvatore Marzullo, ha detto che quella della figlia è stata una “scelta sbagliata”, cosa volessero fare in Siria, al di là di un genericamente espresso desiderio di portare aiuti umanitari, visto che il contatto le ha portate diritte a casa del capo del Consiglio rivoluzionario, che è stata la loro trappole ma che all’inizio sembrava costituire una destinazione accettabile e ragionevole. Ora su questi e su altri dettagli si concentrano le indagini dei Carabinieri:

“L’indagine si concentra sul gruppo che le ha tenute segregate e sul percorso fatto dalle due giovani prima di arrivare in Siria, ad Aleppo, per accertare chi le ha aiutate. Soprattutto per scoprire chi le ha tradite, visto che sono state catturate poche ore dopo aver varcato il confine turco”.

Sono due ragazze certo giovani e inesperte ma anche intelligenti, perspicaci e con ottima capacità di intendere e volere. Ora, come se la loro nobile pulsione non fosse già costata tanto cara, le due ragazze sembrano ancora intenzionate a tornare in Siria, questo a leggere la cronaca di Fiorenza Sarzanini: essenziale e scandita come il De Bello Gallico, solo applicata a una vicenda sconcertante dei nostri tempi. Il racconto di Fiorenza Sarzanini è basato sulle fonti di intelligence, magistrati inquirenti e carabinieri dei Ros, che hanno proceduto al “debriefing” delle due ragazze, un lungo interrogatorio di ore da cui emerge la sconcertante rivelazione:

“Paura ne hanno avuta tanta. Anche se ciò non sembra averle convinte, almeno per ora, a non tornare mai più in Siria”.

Tra le due ragazze, riferisce Fiorenza Sarzanini, Vanessa Marzullo appare la più sicura di sé:

“Racconta che la loro intenzione era «portare aiuti umanitari, il viaggio era stato organizzato attraverso un contatto su Facebook con una persona che avevamo conosciuto la prima volta che eravamo state in Siria».  Ad Aleppo arrivano il 31 luglio scorso e vengono ospitate nella casa del capo del Consiglio rivoluzionario”.

La differenza di questa versione da quella di Repubblica non è marginale: Vanessa e Greta erano in una casa in uso alla Ong o di un capo rivoluzionario. Era la stessa cosa? Ong e capo rivoluzionario coincidevano? Sono dubbi che i Carabinieri dovranno chiarire.

Prosegue Fiorenza Sarzanini:

“Passano soltanto poche ore e poi scatta il blitz dei sequestratori. «Sono arrivate due macchine con alcuni uomini armati e siamo state portate via. Stavamo a testa bassa, cercavamo di non guardarli in faccia. Loro comunque avevano il volto coperto». Vanessa conosce qualche parola di arabo, ma «i rapitori parlavano poco, soltanto uno diceva qualche parola di inglese».

Chiedono perché sono state rapite, la risposta: “per i soldi”:

“Forse per questo, per quella percezione che sin da subito hanno avuto di non essere nelle mani dei terroristi dell’Isis, dicono di non avere mai temuto di essere uccise. Paura però ne hanno avuta tanta.
Le bendano e le portano in una casa, le mettono nella stessa stanza chiusa a chiave. Resteranno sempre insieme. «Non eravamo legate, ma non potevamo uscire. Ci portavano il cibo, a volte lo lasciavano sulla porta. I carcerieri erano uomini, ma c’erano anche alcune donne».

Cambiano almeno cinque prigioni, «in macchina eravamo bendate, non sappiamo dove siamo state portate».
Avevano sempre un bagno a disposizione, negano di «aver subito violenze, non siamo state trattate male. Abbiamo avuto tanti momenti difficili, di grande sconforto». Dicono di non sapere chi fossero i rapitori «anche se abbiamo pensato che dietro potesse esserci Al Qaeda, non l’Isis». A portarle via, almeno secondo quanto emerso durante il negoziato, sono stati i militanti del «Free Syrian Army», ma almeno nell’ultima fase ha giocato un ruolo «politico» anche «Jabhat Al Nusra», fazione qaedista che si oppone all’Isis.

“La svolta è arrivata quando i sequestratori hanno detto che dovevano girare un filmato. «Lì abbiamo capito che c’era una trattativa in corso. Sono stati i rapitori a ordinare quali parole dovevamo usare, hanno spiegato che dovevamo dire di essere in pericolo perché in questo modo la trattativa si poteva sbloccare».
Nulla  invece sembrano sapere di quel foglietto mostrato durante il filmato con una data «17-12-14 wednesday», messaggio cifrato tra rapitori e mediatori italiani. Il video è stato messo su Youtube la notte del 31 dicembre.
Doveva essere l’ultimo passo prima della consegna, poi il negoziato ha subito uno stallo e i rapitori hanno inviato un secondo filmato su canali riservati. Il via libera allo scambio finale.

La percezione che la prigionia potesse essere terminata dicono di averla avuta mercoledì, ma la conferma che il ritorno a casa era vicino sarebbe arrivata il giorno dopo, giovedì mattina, quando uno dei carcerieri ha annunciato: «Vi stiamo rilasciando». Dopo poco è iniziato il viaggio verso la libertà. Circa tre ore di macchina, di nuovo bendate e poi la consegna agli uomini dell ‘intelligence italiana. All’1 di notte si sono imbarcate sul volo per Roma”.