Vanessa Marzullo e Greta Ramelli stanno bene. Isis: si può trattare e bombardare?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Agosto 2014 9:23 | Ultimo aggiornamento: 22 Agosto 2014 9:41
Vanessa Marzullo e Greta Ramelli stanno bene. Isis: si può trattare e bombardare?

Vanessa Marzullo e Greta Ramelli stanno bene. Isis: si può trattare e bombardare?

ROMA – Vanessa Marzullo e Greta Ramelli stanno bene. Isis: si può trattare e bombardare? Stanno bene Vanessa Marzullo e Greta Ramelli: lo assicurano fonti dell’intelligence italiana, secondo cui le due cooperanti rapite in Siria sarebbero state spostate tre volte e passate di mano più volte prima di essere cedute ai jihadisti dell’Isis.

Vige il massimo riserbo per non pregiudicare la trattativa per liberarle, specie dopo la decapitazione del reporter americano James Foley (e della condanna a morte annunciata che pende su Steven Joel Sotloff, corrispondente di Time).  Ma se da una parte si gettano le basi di un negoziato per la liberazione degli ostaggi, quindi attraverso un canale riservato per consentire il pagamento di un riscatto, dall’altra l’Italia, quale guida del semestre europeo, è in prima fila nell’impegno che l’Europa si è assunta per fronteggiare l’avanzata di Isis con la fornitura di armi ai peshmerga curdi.

La visita di Renzi nelle aeree più calde della crisi mediorientale accentua il dilemma e la contraddizione tra le ragioni umanitarie e quelle militari. Si può cedere al ricatto di terroristi che contribuiamo a bombardare? Il problema, peraltro, non è di sola politica estera (non consentire l’affermarsi di un califfato pre-moderno e sanguinario) ma ha ricadute significative, e potenzialmente molto serie, interne, a causa del coinvolgimento dei “foreign fighter”, i fondamentalisti provenienti dall’Europa che si uniscono alla causa, combattono e tornano nei paesi di origine. Spiegava la minaccia Marco Minniti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi segreti, solo un  mese fa:

Stiamo assistendo alla partenza dall’Europa di volontari, spesso indottrinati sul Web, per i teatri di jihad così da “unirsi alla causa”. Gli elementi di preoccupazione sono legati alla possibilità che questi soggetti, dopo essere entrati in contatto sul campo con gruppi qaedisti e aver acquisito specifiche capacità offensive, decidano di tornare in Occidente, Italia compresa, per attuare attacchi o creare filiere radicali. 

Si teme il terrorismo in casa: un campanello d’allarme che suona sinistro specie, per esempio, per l’Expo di Milano.