Vaticano, blocco ai bancomat della Deutsche: polemica con Banca Italia

Pubblicato il 13 Gennaio 2013 20:26 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2013 21:40
Vaticano: blocco dei bancomat Deutsche bank

Vaticano: blocco dei bancomat Deutsche bank

ROMA, 13 GEN – E’ polemica tra Bankitalia e Vaticano sul blocco dei Pos (i dispositivi per il pagamento tramite carte di credito e bancomat) della Deutsche Bank nella Santa Sede. Nella Città del Vaticano, così argomenta la sua decisione Banca d’Italia, manca un effettivo regime antiriciclaggio.

In un’intervista sul Corriere della sera, Rene’ Bruelhart, direttore generale dell’Aif (Autorita’ di informazione finanziaria) della Santa Sede si dice ”sorpreso” dalla misura adottate da Palazzo Koch. Bankitalia è intervenuta sulla vicenda con una nota di ”approfondimento” pubblicata sul suo sito internet. Le norme vigenti nell’Ue, ricorda, ”consentono alle banche dei Paesi comunitari di operare in un Paese extra-comunitario solo a condizione che in quest’ultimo siano presenti una regolamentazione bancaria e un sistema di controlli di vigilanza adeguati e che siano possibili scambi di informazioni tra le rispettive Autorità”.

Ebbene, rileva la Banca, ”gli Stati ritenuti ‘equivalenti’ a fini di antiriciclaggio sono poi individuati uno per uno dal Consiglio dell’Unione. Ogni Paese comunitario recepisce a livello nazionale la lista degli Stati ‘equivalenti’ con un proprio decreto. Così ha fatto l’Italia, così hanno fatto tutti gli altri Paesi dell’Unione. Nella Città del Vaticano mancano sia una regolamentazione bancaria sia il riconoscimento europeo di ‘equivalenza’ antiriciclaggio”. Dunque, la Vigilanza Bankitalia ”non poteva che respingere la richiesta di ‘sanatoria’ avanzata da Deutsche Bank Italia per i Pos che essa aveva installati presso il Vaticano senza la necessaria autorizzazione e che erano stati successivamente individuati da una nostra ispezione. Non vi è stata dunque alcuna scelta discrezionale ne’ tanto meno una discriminazione: qualunque altra Autorità di vigilanza europea si sarebbe comportata nello stesso modo, in ossequio alla legge comunitaria”.

Quanto ai controlli dell’organismo internazionali Moneyval, aggiunge, esso, ”pur riconoscendo i progressi compiuti, ha segnalato come non sia ancora provata la presenza di un effettivo regime antiriciclaggio nello Stato della Città del Vaticano”. Il direttore dell’Aif continua però a non essere convinto della decisione. ”La Santa Sede – sottolinea Bruelhart – ha superato a luglio il terzo round di valutazione del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa con una ‘buona’ pagella di 9 raccomandazioni ‘cruciali’ superate su 16 e, quindi, il Vaticano non è stato sottoposto ad alcuna procedura o misura speciale di monitoraggio antiriciclaggio né da parte di Moneyval né  di qualsiasi altro organismo internazionale. Non abbiamo problemi – aggiunge – ma al contrario, una stretta collaborazione con altri Paesi europei. Nessun altro Paese al mondo ha adottato misure simili, Ripeto, dunque, che sono veramente sorpreso”. La Santa Sede, comunque, assicura il direttore Aif, ”è impegnata nell’adottare ulteriori misure nei prossimi mesi, perche’ il contrasto al riciclaggio, come si sa, è sempre in progress”.