Gabriele: “Ho tradito il papa, era facile da manipolare”

Pubblicato il 2 ottobre 2012 15:44 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2012 15:51
Paolo Gabriele

Paolo Gabriele (Foto Lapresse)

ROMA – “E’ facile manipolare il Papa”: Paolo Gabriele, maggiordomo di Benedetto XVI, o semplicemente “il Corvo”, si è difeso così a processo per furto aggravato delle carte riservate del papa.

“Nel tempo ho maturato la convinzione che è facile manipolare la persona che ha un potere decisionale così enorme”, ha detto nell’interrogatorio. ”A volte, quando sedevamo a tavola, il papa faceva domande su cose di cui doveva essere informato”.

”Riguardo al furto aggravato mi dichiaro innocente. Mi sento colpevole per aver tradito la fiducia che aveva riposto in me il Santo Padre, che io sento di amare come un figlio. Non sono stato solo io nel corso di questi anni a fornire documenti alla stampa”.

Gabriele nega di aver avuto complici. E viene difeso da monsignor Georg Gaenswein, che ha detto: ”Durante gli anni del suo servizio non ho mai avuto ragione di dubitare del suo operato”.

Il segretario del Papa ha poi detto ai giudici di aver cominciato ad nutrire sospetti su Gabriele quando leggendo il libro “Sua Santità”, si era accorto che c’erano due lettere mai uscite dal suo ufficio.

Intanto il promotore di giustizia vaticano Nicola Picardi ha aperto un fascicolo per accertare se ci siano stati eventuali abusi nella detenzione dell’imputato. Gabriele ha infatti denunciato davanti ai giudici maltrattamenti da parte della Gendarmeria Vaticana.

L’ex maggiordomo di Benedetto XVI ha detto di aver subito pressioni psicologiche e di essere rimasto per svariati giorni in una cella in cui non poteva neppure allargare le braccia, con luce accesa 24 ore su 24. Da qui una serie di disturbi alla vista che l’uomo accuserebbe.

 

 

 

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