Vaticano: suore come colf servono preti e cardinali. La denuncia dell’Osservatore Romano

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 marzo 2018 17:51 | Ultimo aggiornamento: 2 marzo 2018 17:51
Vaticano: suore come colf servono preti e cardinali

La denuncia dell’Osservatore Romano

ROMA – L’articolo si intitola “Il lavoro (quasi) gratuito delle suore” e per la prima volta, su uno
dei media della Santa Sede, solleva la questione delle religiose trattate da domestiche al servizio
di cardinali e vescovi. Lo ha pubblicato oggi il supplemento “donne chiesa mondo” dell’Osservatore Romano, a firma di Marie-Lucile Kubacki, e accende la luce su uno spaccato della vita del personale ecclesiastico in cui permangono tuttora tante disparità e anche sentimenti di frustrazione, umiliazione e scontento.

“Suor Marie – i nomi delle suore sono di fantasia – è giunta a Roma dall’Africa nera una ventina
di anni fa. Da allora accoglie religiose provenienti da tutto il mondo e da qualche tempo ha
deciso di testimoniare ciò che vede e che ascolta sotto il sigillo della confidenza”, si legge nella
dettagliata inchiesta.

“Ricevo spesso suore in situazione di servizio domestico decisamente poco riconosciuto – dice la
religiosa -. Alcune di loro servono nelle abitazioni di vescovi o cardinali, altre lavorano in cucina
in strutture di Chiesa o svolgono compiti di catechesi e d’insegnamento. Alcune di loro,
impiegate al servizio di uomini di Chiesa, si alzano all’alba per preparare la colazione e vanno a
dormire una volta che la cena è stata servita, la casa riordinata, la biancheria lavata e stirata... In questo tipo di “servizio” le suore non hanno un orario preciso e regolamentato, come i laici, e la
loro retribuzione è aleatoria, spesso molto modesta”.

Ma a rattristare di più suor Marie è che quelle suore raramente sono invitate a sedere alla tavola che servono.”Un ecclesiastico pensa di farsi servire un pasto dalla sua suora e poi di lasciarla mangiare sola in cucina una volta che è stato servito? È normale per un consacrato essere servito in questo modo da un’altra consacrata? E sapendo che le persone consacrate destinate ai lavori domestici sono quasi sempre donne, religiose? La nostra consacrazione non è uguale alla loro?”.

Qualcuno le ha addirittura soprannominate “suore pizza”, in quanto al lavoro loro assegnato.
Prosegue suor Marie: “Tutto ciò suscita in alcune di loro una ribellione interiore molto forte.
Provano una profonda frustrazione ma hanno paura di parlare perché dietro a tutto ci possono
essere storie molto complesse. Nel caso di suore straniere venute dall’Africa, dall’Asia e
dall’America latina, ci sono a volte una madre malata le cui cure sono state pagate dalla
congregazione della figlia religiosa, una fratello maggiore che ha potuto compiere i suoi studi in
Europa grazie alla superiora”.

Se una di queste religiose torna nel proprio Paese, “la sua famiglia non capisce. Le dice: ma
come sei capricciosa! Queste suore si sentono in debito, legate, e allora tacciono. Tra l’altro
spesso provengono da famiglie molto povere dove i genitori stessi erano domestici. Alcune
dicono di essere felici, non vedono il problema, ma provano comunque una forte tensione
interiore”.

Certe suore arrivano ad assumere ansiolitici per sopportare questa situazione di frustrazione. È
difficile valutare l’entità del problema del lavoro gratuito o poco pagato e comunque poco
riconosciuto delle religiose. Anzitutto bisogna stabilire che cosa s’intende con questo.

“Spesso significa che le suore non hanno un contratto o una convenzione con i vescovi o le
parrocchie con cui lavorano”, spiega suor Paule, una religiosa con incarichi importanti nella
Chiesa. “Quindi vengono pagate poco o per niente. Così accade nelle scuole o negli ambulatori, e
più spesso nel lavoro pastorale o quando si occupano della cucina e delle faccende domestiche
in vescovado o in parrocchia. È un’ingiustizia che si verifica anche in Italia, non solo in terre
lontane”.

 

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