Violenza su donne, Onu bacchetta Italia: “Crimine di Stato, dovete fare di più”

Pubblicato il 26 Giugno 2012 13:13 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2012 13:19

GINEVRA – L’Onu bacchetta l’Italia: nonostante ”siano stati fatti sforzi da parte del governo, attraverso l’adozione di leggi e politiche, incluso il Piano di azione nazionale contro la violenza, questi risultati non hanno portato ad una diminuzione di femminicidi o sono stati tradotti in un miglioramento della condizione di vita delle donne e delle bambine”. Infatti, ”persiste la percezione che le risposte fornite dallo stato non sono appropriate e di protezione”. E’ quanto ha detto lunedì a Ginevra la Special Rapporteur dell’Onu Rashida Manjoo, che ha svolto sul tema una missione in Italia lo scorso gennaio e ha redatto un rapporto – riferiscono la Fondazione Pangea e la Piattaforma Cedaw – in occasione della 20/a sessione del Consiglio dei diritti umani. ”Purtroppo – ha continuato Manjoo – la maggioranza delle manifestazioni di violenza non sono denunciate perché vivono in un contesto culturale maschilista dove la violenza in casa non e’ sempre percepita come crimine, dove le vittime sono economicamente dipendenti dai responsabili della violenza.

Il mio report – ha osservato ancora – sottolinea la questione della responsabilità dello stato nella risposta data al contrasto della violenza, si analizza l’impunità e l’aspetto della violenza istituzionale in merito agli omicidi di donne causati da azioni o omissioni dello stato.

Il femminicidio è crimine di stato tollerato dalle istituzioni pubbliche per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne che vivono diverse forme di discriminazione e di violenza durante la loro vita”. In generale, per Manjoo, ”culturalmente e socialmente occultate, queste diverse manifestazioni degli omicidi basati sul genere continuano ad essere accettate, tollerate o giustificate, e l’impunita’ e’ la regola.

Con riguardo agli omicidi basati sul genere, è veramente carente l’assunzione di responsabilita’ da parte degli stati nell’agire con la dovuta diligenza per la promozione e protezione dei diritti delle donne”. Sulla base della sua osservazione, Manjoo ha sollecitato lo stato e il governo italiani a ratificare la Convenzione di Istanbul e, fra l’altro, ad attuare programmi locali per l’educazione nelle scuole e l’universita’ sulle questioni di genere, ad avviare un’indagine statistica su tutte le forme di violenza contro le donne.

”Ci auguriamo – ha commentato Simona Lanzoni, direttrice progetti di Fondazione Pangea e coordinatrice della piattaforma Cedaw che raccoglie la societa’ civile nazionale impegnata sul tema – che le raccomandazioni della Special Rapporteur rappresentino i pilastri guida su cui il ministero per le pari opportunita’ costruira’ il prossima piano di azione nazionale nel 2013 assieme alla societa’ civile e ‘Dire’, la rete dei centri antiviolenza”. Fra l’altro, Lanzoni invita il ministro Fornero ”ad esporsi su questo tema. Anche la violenza alle donne incide sul Pil italiano”.

Contro la violenza alle donne, la piattaforma Cedaw, Fondazione Pangea, Giuristi Democratici e Dire-Rete nazionale dei Centri antiviolenza, chiedono al governo italiano, fra l’altro, di ratificare la convenzione di Istanbul; rafforzare il coordinamento e lo scambio di informazioni tra magistratura, polizia, assistenti sociali, operatori della salute mentale e sanitari; allungare i tempi di prescrizione in caso di stalking e agli abusi in famiglia; colmare i vuoti normativi in materia di affido condiviso, attraverso la previsione di misure per la protezione di donne e minori vittime di violenza domestica diretta o assistita; prevedere finanziamenti per le case rifugio e i centri antiviolenza; formare giornalisti sui temi della violenza contro le donne e all’uso di un linguaggio appropriato.

Secondo Dire, ogni anno la rete di aiuto delle donne accoglie 14 mila richieste di aiuto. Sarebbero, inoltre, 63 le donne vittime di femmicidio nel 2012.