Volkswagen, ex ad Martin Winterkorn indagato per frode

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Settembre 2015 1:29 | Ultimo aggiornamento: 29 Settembre 2015 1:29
Volkswagen, ex ad Martin Winterkorn indagato per frode

Volkswagen, ex ad Martin Winterkorn indagato per frode

BERLINO – L’incubo di una class action su scala mondiale affonda Volkswagen in Borsa mentre il gruppo procede nella pulizia interna e l’ex a.d. Martin Winterkorn finisce indagato per frode. L’ex capo supremo di Vw appena rimpiazzato da Mueller è finito nel mirino dei giudici della Bassa Sassonia, mentre i sindacati hanno preannunciato battaglia contro la sua buonuscita milionaria. In Spagna spunta una denuncia per frode. E in Usa, accanto alle indagini aperte dalle autorità federali, e alle cause che si apprestano a intentare decine di Stati americani, a mettere in moto la class action è un fondo pensione del Michigan in rappresentanza di una serie di investitori in titoli Volkswagen, che ritengono di aver pagato prezzi gonfiati dalle emissioni nascoste.

E la class action americana potrebbe trovare un’eco in Europa: Adusbef e Federconsumatori, in Italia, dicono di essere in contatto con le altre associazioni europee per sollecitare una class action su scala continentale e dar via a un intervento “urgente” su Volkswagen a difesa dei possessori delle auto coinvolte.

Un’iniziativa a cui rischiano di affiancarsi quelle di numerosi concessionari e soprattutto consumatori, con un danno economico che potrebbe portare il conto finale ben oltre i 50 miliardi stimati finora: gli ossidi di azoto e le polveri sottili nascosti dal software incriminato sono infatti ad alto rischio per la salute, specie dei bambini.

Dal gruppo di Wolfsburg giungono intanto rassicurazioni circa un tempestivo intervento sulle auto fallate modificando le centraline con costosi richiami. Oltre a un’intensa opera di pulizia dopo la riorganizzazione interna del top management annunciata la scorsa settimana con la nomina del nuovo Ceo Matthias Mueller. Sarebbero stati sospesi i responsabili della ricerca e sviluppo di Audi, Porsche e della casa madre: i test negli Usa venivano gestiti direttamente dai manager in Germania, che inviavano team oltreoceano ogni volta che un’auto rischiava di non passare gli esami anti-inquinamento.

Nella giornata di lunedì le azioni della casa di Wolfsburg sono arrivate a perdere oltre il 9%, per chiudere con un calo del 7,44% e arrivando così ad un crollo di quasi il 40% dall’inizio dello scandalo dei test truccati.

Intanto finisce nel mirino delle autorità americane anche Bmw, accusata di ritardi e lentezze nel risolvere i problemi delle Mini che non hanno superato i crash test. Si tratta di un caso di una portata limitata rispetto a quello di Volkswagen, con solo 30.000 Mini Cooper e Cooper S a rischio.

Mentre i mercati guardano inorriditi alla raffica di tegole che continuano a piovere sulla casa automobilistica tedesca. Alle circa 11 milioni di auto targate Volkswagen coinvolte nello scandalo, si aggiungono i numeri pubblicati oggi da Audi: 2,1 milioni di auto truccate nel mondo, di cui 1,4 milioni in Europa e 577.000 solo in Germania, con gran parte dei modelli coinvolti, dalla A1 ai potenti Suv come il Q5. Coinvolti nello scandalo anche 1,8 milioni di veicoli commerciali leggeri.

Il governo tedesco nega di essere da tempo a conoscenza che le emissioni delle auto del gruppo tedesco fossero fuori dai limiti, dopo che il Financial Times, sabato, aveva parlato di una ricerca della Commissione europea che evidenziava un forte divario fra le emissioni vere e quelle da laboratorio.