Wallis Simpson, Edoardo VIII grande amore? No, Herman Rogers…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2018 7:00 | Ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2018 20:18
Wallis Simpson, Edoardo VIII grande amore? No, Herman Rogers...

Wallis Simpson, Edoardo VIII grande amore? No, Herman Rogers…

LONDRA – Il grande amore di Wallis Simpson non è stato Edoardo VIII, la Duchessa di Windsor anni prima di convolare a nozze con l’ex re innescando una grave crisi costituzionale, aveva messo gli occhi su Herman Rogers un ricco americano laureato a Yale e tentato di sedurlo due giorni prima del suo matrimonio.

E’ quanto rivela una nuova biografia sulla Simpson, “Wallis In Love: The Untold True Passion of the Duchess of Windsor” di Andrew Morton, di cui il Daily Mail ha pubblicato un estratto in cui l’autore descrive un diverbio con la rivale in amore a un passo dal “sì” con Rogers.

Il matrimonio con il Duca di Windsor non cambiò nulla, narra Morton, nella vita di Wallis c’era stato un solo vero amore, anche se ancora non era riuscita a portarlo a letto: ricco laureato all’università di Yale, Herman Rogers era considerato un uomo attraente, con il portamento di un atleta.

Ma Wallis sapeva che era felicemente sposato e lui, e la moglie Katherine, erano suoi grandi amici: l’avevano protetta quando era fuggita in Francia durante la crisi scatenata dall’abdicazione. Ed è stato Herman che ha contribuito a organizzare il suo matrimonio ed è rimasto il più costante amico e consigliere.

Ma Wallis aveva sempre desiderato di più e la chance arrivò quando Katherine morì di cancro alla gola nel maggio 1949. C’era solo un problema: poco prima che la povera donna fosse sepolta, la duchessa di Windsor aveva già una rivale: Lucy Wann, una vedova socialmente ambiziosa che aveva stretto amicizia con il Duca e la Duchessa, e non perse tempo a conquistare il cuore del vedovo ancora in lutto.

Istintivamente, sapeva che Wallis sarebbe stata la sua rivale principale. “Entrambe volevano Herman: se Wallis fosse riuscita a catturarlo, avrebbe lasciato il duca e Lucy lo sapeva”, ricorda la nuora della Wann, Kitti Blair.

Tale era la paura di Lucy di perdere Herman, che a distanza di pochi mesi dalla morte di Katherine, lo pressava affinché la spossasse. Durante quel momento critico, aveva un vantaggio: la Duchessa aveva lasciato la casa in Costa Azzurra per un viaggio negli Stati Uniti.

Nel giugno 1950, Lucy Wann aveva trionfato e quando Herman scrisse alla Duchessa per dirle che aveva chiesto a Lucy di sposarlo, la notizia per lei fu uno shock. In un telegramma a Herman, implorava: “Non fare nulla finché non sarò lì. Il tuo angelo custode”.

Ha detto un amico di famiglia: “La noia nel matrimonio col Duca era acuta e non era discreta come in precedenza quando doveva nascondere i sentimenti”.

Mentre si avvicinava il giorno delle nozze, le due donne non facevano alcuno sforzo per nascondere il reciproco astio.
“Si disprezzavano a vicenda”, ricorda Kitty Blair. “Erano della stessa stoffa: vipere socialmente ambiziose che per ottenere ciò che volevano avrebbero fatto qualsiasi cosa, avrebbero camminato su chiunque”.

Con calcolata crudeltà, Wallis consegnò a Lucy una borsetta di paglia come regalo di nozze, il tipo di regalo che i Windsor avrebbero fatto a una cameriera, disse sprezzante la sposa. Quanto a Herman, gli regalarono un antico vassoio d’argento, con il monogramma dei Windsor e un’incisione che fece ribollire il sangue di Lucy: non solo la data del matrimonio era sbagliata, ma per aggiungere la beffa al danno, la dedica era solo per lo sposo.

All’alba del giorno del matrimonio, Lucy giurò che non avrebbe permesso a quella donna di rovinare le cose. Ma quando Wallis arrivò nella villa di Herman vicino a Cannes, la temperatura salì: la sposa, aveva scelto di indossare un bellissimo vestito bianco e Wallis iniziò a sistemare l’abito dicendo che non si adattava bene. Tirò il colletto di raso fino a quando non perse la forma. “Così va meglio”, disse Wallis. Lucy era rabbiosa ma si morse la lingua.

Dopo il matrimonio, gli ospiti andarono a riposare prima del ricevimento principale, che si svolgeva dalle 1.00 alle 20.00, ma alle otto il Duca e la Duchessa non erano ancora arrivati ​​e molte persone stavano andando via. Quando Wallis ed Edward si presentarono ​​alle 20.45 tutti, tranne due ospiti, se n’erano andati. Wallis si scusò dicendo che avevano avuto un appuntamento urgente con il loro architetto che non poteva essere rimandato.

“Ma Wallis,” disse dolcemente Lucy, “era qui, presente al ricevimento”. Più tardi, quando furono sole, Wallis afferrò le mani di Lucy e le disse: “Se accadrà qualcosa a Herman ti riterrò responsabile. È l’unico uomo che io abbia mai amato”. Lucy la guardò negli occhi e rispose:”Ne sono lieta per il Duca”. Wallis arrossì e replicò velocemente: “Non c’è mai stato niente tra me e Herman”.

Lucy rispose, trionfante:”Certo che no, Wallis”. Poi sputò:”Hai preso il tuo re, ma io ho preso il tuo Herman.”
Anche prima del matrimonio con il Duca di Windsor nel giugno del 1937, Wallis Simpson non stava più svolgendo il ruolo assegnatole nel cosiddetto romanzo reale del secolo. Almeno, non in privato. Sprezzante della decisione di Edward di abdicare, lo chiamò con sarcasmo “cervello fulminato” e lo rimproverò per non aver mai saputo cosa stesse accadendo.

Da quel momento, il Duca avrebbe sperimentato sempre più il lato oscuro di Wallis: la lingua tagliente, il carattere selvaggio, le critiche feroci e la totale concentrazione su se stessa. Il crescente disprezzo per Edward era bilanciato solo dal disprezzo per il fratello minore, re Giorgio VI, che lei chiamava “quell’idiota balbuziente”. Nel frattempo, il Duca era consumato dal senso di colpa per aver deluso la donna che amava ossessivamente.

“Ti ho condotto nel nulla”, le disse tristemente. Ma la pillola più amara da ingoiare fu l’annuncio di George VI: a Wallis non sarebbe stato concesso l’appellativo di “Sua Altezza Reale”, una decisione che inacidì i rapporti di Edward con la famiglia fino alla sua morte.

Anche il sogno di Wallis di celebrare un matrimonio in grande stile svanì quando il re vietò a chiunque appartenesse alla Royal Family di partecipare. A questo punto, Wallis sfoderò la determinazione: nessuno, e in particolare il nuovo re e la regina, avrebbe avuto la soddisfazione di vederla inchinarsi.

Era determinata a rappresentare la sposa più felice della Storia, il suo viso sorridente era un rimprovero ai suoi detrattori. Tuttavia, il matrimonio della coppia, in un castello di amici in Francia, fu un evento deludente, con la partecipazione solo di funzionari francesi e una manciata di conoscenti. In seguito, nelle prime settimane della loro luna di miele, il Duca di Windsor e la novella sposa litigarono sulle circostanze che avevano portato all’abdicazione.
Wallis non gli lasciò dubbi sul fatto che avesse tradito la possibilità di diventare regina.

Conoscendo perfettamente la delusione di Wallis, Edward insistette affinché tutti si rivolgessero a lei come a Sua Altezza Reale e al massimo della formalità. Mentre la guerra incombeva sull’Europa, la coppia decise di affittare il sontuoso Chateau de la Croe, sulla Costa Azzurra, che il Duca riempì di cimeli di famiglia. Herman Rogers trovò per la coppia una seconda casa adeguatamente grande a Parigi e i Windsor iniziarono a organizzare due cene a settimana, con un massimo di 20 persone.

La routine era sempre la stessa: gli ospiti si riunivano per un cocktail e, quando Wallis era pronta, ossia sempre in ritardo, il maggiordomo annunciava l’arrivo di “Sua Altezza Reale”. Poi si aspettava che i vari gruppi di ospiti si separassero per attendere il suo saluto. L’unico posto dove i Windsor si erano assicurati un deferente benvenuto era l’ambasciata tedesca.

Erano ospiti d’onore il 22 giugno 1939, poche settimane prima che fosse dichiarata la guerra: Wallis sfavillava in un abito bianco decorato con rubini e diamanti, che il Duca le aveva regalato due giorni prima per il suo 43° compleanno. All’inizio la dichiarazione di guerra non influì molto sul loro stile di vita. Edward trascorse alcune settimane a visitare le posizioni delle truppe francesi, ma le sue osservazioni furono ignorate con cura.

Tutto cambiò l’estate seguente, con la notizia che i carri armati nazisti stavano avanzando verso la Francia: allarmato al pensiero che i Windsor cadessero in mani tedesche, il console britannico offrì loro un posto su una nave mercantile in partenza per l’Inghilterra.

Il Duca rifiutò. Cocciuto fino all’ultimo, considerò un insulto che lui e Wallis dovessero limitarsi a partire con due sole valigie e andarono in Portogallo. Ancora una volta, il governo organizzò un salvataggio, su ordine di Churchill, per riportarli a Londra su due idrovolanti del Sunderland. Con poca comprensione per la gravità della loro posizione, il Duca scelse scioccamente quel momento per tentare di negoziare. Non sarebbe tornato in Gran Bretagna, disse, a meno che non gli fosse stato assegnato un incarico significativo, e a Wallis concesso lo stesso status e ricevuta dalla sua famiglia a Buckingham Palace.

Inoltre, disse, l’incontro dovava essere riconosciuto nella Court Circular. Fu solo quando Churchill usò l’approccio carota e bastone che la crisi fu risolta. Per prima cosa, ricordò al Duca che era, almeno teoricamente, un ufficiale dell’esercito in servizio e doveva obbedire agli ordini. In caso contrario, non poteva escludere la corte marziale. Poi gli offrì il governatorato delle Bahamas, che Edward accettò con riluttanza. Era, come osservò acutamente Wallis, la loro isola d’Elba, un riferimento all’esilio di Napoleone sulla piccola isola del Mediterraneo.

Il 1° agosto, la coppia salpò per le Bermuda in compagnia di diversi diplomatici americani di alto livello. L’ordine permanente del Foreign Office era che gli isolani dovessero inchinarsi e fare l’inchino al Governatore, ma non a sua moglie. Lei era “Sua Grazia” e lui “Sua Altezza Reale”. Cosa che torturava Wallis sebbene il Duca avesse insistito sul fatto che lo staff della Government House di Nassau la chiamasse “Sua Altezza Reale”. Era troppo per una cameriera inglese di nome Firth, che uscì in segno di protesta. “Non potevo farlo”, spiegò.

Nonostante la guerra, Wallis mandò il lavaggio a secco a New York e volò dal suo parrucchiere a Manhattan, mentre suo marito esagerava con l’alcol, dichiarando che “Qui non ci sono le restrizioni di Buckingham Palace” versando tremante il cicchetto serale. Quando nel 1937 un amico del Duca propose di fare una visita ufficiale nella Germania nazista, l’idea venne immediatamente accolta: sarebbe stato in grado di mostrare alla moglie che poteva ancora essere trattato come un re. La visita è stata un enorme colpo di propaganda per il regime nazista.

Il Duca e la Duchessa si recarono nella tenuta di campagna di Hermann Goring, parlarono di musica classica con Albert Speer e, momento clou del viaggio, presero il tè con Hitler. Il duca ricambiò diversi saluti nazisti, sigillando per sempre la sua reputazione di simpatizzante nazista. L’immediata reazione fu la cancellazione di una visita negli Stati Uniti dopo le proteste di ebrei e sindacati. Fu una sconfitta umiliante: la suite dei Windsor sul transatlantico di Brema era stata pagata e avevano già inviato 71 bagagli da mettere a bordo.

Wallis era così arrabbiata che in albergo si gettò sul pavimento della suite e urlò istericamente. Churchill temeva che il loro discorso disfattista avrebbe dato sostegno a coloro che volevano tenere l’America fuori dalla guerra. Ma l’entrata degli USA in guerra se non altro dette a Wallis uno scopo: quale presidente della Croce Rossa locale, organizzò cibo, coperte e assistenza medica per i sopravvissuti delle navi affondate dagli U-Boot tedeschi.

E quando gli Alleati decisero di usare le isole come base di addestramento per la RAF e l’American Air Force, divenne una volto familiare alla mensa, servendo la colazione. Il Duca chiedeva il suo consiglio per qualsiasi cosa, grande o piccola e diventò lo zimbello del consiglio esecutivo al governo: non avrebbe mai preso una decisione senza aver parlato prima con la moglie. Durante le discussioni al Government House, spesso si scusava e correva di sopra a cercare Wallis che nel frattempo si annoiava e pensava spesso a Herman.

Spedì una valanga di lettere all’appartamento di New York dove vivevano Herman e la moglie e poi, per la disperazione, iniziò scrivere ad amici in comune, chiedendo loro di incoraggiare la coppia a farle visita. Non che fosse ansiosa di vedere la moglie:”una donna noiosa e stupida”, confidò a un amico. La “galera” terminò nel marzo del 1945, quando fu ritenuto sicuro che i Windsor potessero tornare in Francia.

Tornati al loro castello, assunsero 26 persone dello staff e cercarono di creare una piccola corte, in cui agli ospiti fu detto di fare una riverenza a Wallis. Mentre gli anni Quaranta volgevano al termine, le vite del Duca e della Duchessa divennero sempre più distanti. Del marito diceva:”Ho sposato Edward nel bene e nel male, ma non a pranzo”.

“È la donna più infelice, che corre freneticamente per non pensare,” confidò la sua cara amica Betty Lawson-Johnston. Quanto al duca, la gran dama di Washington Susan Mary Alsop osservò dopo averlo visto a Parigi: “È così patetico. Non ho mai visto un uomo così annoiato. Il momento clou della giornata è stato guardare la moglie mentre comprava un cappello”. La socialite di New York, Betsey Barton, arrivò a una conclusione simile:”un po’ disinformato e non proprio brillante”.

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