Wikileaks, Bradley Manning a processo. Rischia l’ergastolo

Pubblicato il 3 Giugno 2013 22:04 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2013 22:05
Wikileaks, Bradley Manning a processo. Rischia l'ergastolo

Bradley Manning (Foto Lapresse)

WASHINGTON – Wikileaks, è iniziato il processo al soldato americano Bradley Manning davanti alla Corte Marziale di Fort Meade, in Maryland. Prima una lunga comunicazione del procuratore militare. Poi una difesa dell’avvocato David Coombs. E i primi tre testimoni.

Un dibattimento molto particolare, dal sapore storico visto che riguarda la più vasta fuga di notizie della storia americana. Una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica americana: per il movimento pacifista, Bradley è ”un’eroe” per aver avuto il coraggio di svelare al pubblico le malefatte dell’esercito Usa in Iraq e in Afghanistan. Un sorta di “prigioniero politico” che quindi va liberato.

Per la Procura Militare, invece, è un ‘‘traditore’‘ che con le sue azioni ha messo in pericolo la vita di altri soldati americani. E per questo merita l’ergastolo.

Il dibattimento arriva tre anni dopo il suo arresto e dopo 18 mesi di accurato lavoro istruttorio attorno all’operato della “talpa” principale di Wikileaks, il celebre e controverso sito di notizie guidato da Julian Assange.

Manning, di appena 25 anni, ha già confessato di aver diffuso online, nel 2010, centinaia di migliaia di documenti diplomatici e militari riservati. Si è quindi dichiarato colpevole di 10 dei 22 capi d’accusa dei quali a partire da oggi, 3 giugno, è chiamato a rispondere.

Per queste colpe certamente andrà incontro a una pena attorno ai 20 anni. Ma questo ex analista d’intelligence, nato in Oklahoma, si è detto innocente sull’incriminazione più grave, quella di aver aiutato il nemico. Sarà questa l’accusa che, se venisse confermata dai giudici, lo porterebbe a passare il resto dei suoi giorni dentro una cella di un carcere militare.

”Questo caso mostra cosa può accadere quando l’arroganza di un singolo ha accesso a informazioni sensibili”, ha attaccato in apertura d’udienza il procuratore Joe Morrow. Secondo gli esperti, questo processo potrebbe durare sino ad agosto, malgrado la stragrande maggioranza dei fatti sia stata ormai acclarata.

Ma il centro della disputa legale, seguita da oltre 350 giornalisti, sarà la natura delle sue rivelazioni: sinora Manning ha sempre detto di aver rubato queste carte per portare alla luce delle malefatte, ma stando molto attento a non diffondere file che potessero mettere in pericolo i suoi compagni. I procuratori invece sono di parere opposto.

Intanto, fuori dall’aula, è già partita la mobilitazione dei fan dell’imputato. Lungo lo scorso week-end e anche oggi, malgrado la pioggia, in tanti hanno sfilato con cartelli inneggianti al loro idolo, urlando ”Bradley libero”, ”Proteggiamo la verità”.

Ma in passato anche diversi gruppi a difesa dei diritti umani e esponenti delle Nazioni Unite che si battono contro la tortura hanno protestato per il trattamento che il governo americano ha riservato a questo militare: nei primi 9 mesi dal giorno dell’arresto è stato rinchiuso in assoluto isolamento in una cella di 2 metri per 3 del carcere della base di Quantico, in Virginia, a volte senza vestiti, con una sola ora di luce naturale al giorno. Quindi, in seguito a molte proteste, è stato trasferito nel carcere della base di Fort Leavenworth, in Kansas, in condizioni meno disumane.