Wikileaks: l’Italia e Abu Omar citati nei documenti della Cia

Pubblicato il 25 Agosto 2010 20:05 | Ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2010 21:05

Wikileaks torna all’attacco, stavolta con un documento top secret della Cia: lo scorso febbraio l’agenzia di intelligence americana puntava i riflettori sul caso del rapimento dell’imam Abu Omar in Italia per spiegare come ”la proliferazione di casi come quello dell’egiziano rischia, non solo di mettere in crisi le relazioni bilaterali degli Stati Uniti con altri paesi ma puo’ danneggiare anche gli sforzi globali di lotta al terrorismo”. Il documento della Cellula Rossa della Cia risale al 5 febbraio 2010: ”Cosa accadrebbe se gli Stati Uniti fossero visti come esportatori di terrorismo?”, si sono chiesti gli analisti di Langley secondo le tre paginette affisso sulla pagina web del sito di scoop di intelligence di Julian Assange. Una delle risposte e’ che questa percezione ”solleva difficili problemi legali per gli Stati Uniti, per i suoi alleati e per le isituzioni internazionali”.

Ad oggi – ricorda la Cia – Washington non e’ firmataria del Trattato sulla Corte Penale Internazionale e ha invece cercato di stipulare accordi bilaterali con altre nazioni per assicurare l’immunita’ dei suoi cittadini dalla giurisdizione della Corte. ”Gli Stati Uniti hanno minacciato di tagliare gli aiuti economici e militari ai paesi che non accettano questo regime”, si legge nel documento degli 007 Usa di cui fonti americane hanno ammesso l’autenticita’ con la Nbc minimizzandone pero’ la portata: ‘Non e’ uno scoop epocale”.

Non epocale forse, ma pur sempre con un contenuto di novita’: la Cellula Rossa mette in guardia ad esempio sul rischio boomerang di azioni troppo aggressive dei suoi uomini: ”Se un governo straniero ritiene che la posizione Usa sulle rendition e’ troppo unilaterale, che cioe’ favorisce solo gli interessi americani e non i propri, potrebbe finore per ostacolare gli sforzi dell’America di imprigionare sospetti terroristi”. L’esempio fatto e’ quello del rapimento Omar e della successiva decisione della magistratura italiana di mettere sotto processo nel 2005 gli agenti americani coinvolti nel rapimento: ”La la proliferazione di casi come questo rischia non solo mettere in crisi le relazioni bilaterali degli Stati Uniti con altri paesi, ma puo’ danneggiare anche gli sforzi globali di lotta al terrorismo”. Wikileaks, che a fine luglio aveva messo in piazza 80 mila pagine top secret sulla guerra in Afghanistan, aveva preannunciato la pubblicazione del documento della Cia ieri notte su Twitter.

”Contrariamente a quanto si crede l’esportazione di terrorismo o di terroristi da parte dell’America non e’ un fenomeno recente, ne’ e’ stato associato solo con i radicali islamici o con individui di etnia mediorientale, africana o dell’Asia meridionale” si legge nel testo diffuso sul sito: ”Questa dinamica sfida la convinzione americana che la nostra societa’ libera, democratica e multuculturale diminuisce il fascino del radicalismo e del terrorismo per i cittadini degli Stati Uniti”.

Il rapporto esamina quindi una serie di casi di terrorismo esportato dagli Usa: tra questi l’appoggio dato da ebrei Usa a entita’ giudicate nemiche di Israele e da americani di origine irlandese agli sforzi violenti per costringere la Gran Bretagna a abbandonare il controllo sull’Irlanda del Nord. ”La percezione dell’America come esportatrice di terrorismo, associata ai doppi standard applicati in fatto di diritto internazionale, rischiano di indurre altre nazioni a mancanza di cooperazione nelle extraordinary renditions e alla decisione di non condividere informazioni di intelligence anti-terrorismo con Washington”, sostengono gli esperti della Cellula Rossa.

Il rapimento di Abo Omar. Ripercorriamo in pillole la vicenda del rapimento dell’imam di Milano, Abu Omar.

Febbraio 2003 – Scompare da Milano Hassan Mustafa Osama Nasr, noto come Abu Omar (43 anni), egiziano già imam della moschea di via Quaranta, indagato nell’inchiesta antiterrorismo. Abu Omar riappare tempo dopo in un carcere egiziano dove, secondo alcune fonti, è sottoposto a duri interrogatori e torturato.

Maggio 2004 – Nascono sospetti che Abu Omar sia stato sequestrato da agenti dei servizi segreti, trasferito prima in basi americane (si parleràè in seguito di Aviano e Ramstein in Germania) quindi nel carcere di Tora in Egitto.

15 giugno 2005 – Abu Omar, poco dopo essere stato liberato, viene nuovamente arrestato in Egitto.

24 giugno 2005 – Su ordine della magistratura italiana 13 agenti della Cia sono ricercati, con l’accusa di sequestro di persona. Il 25 luglio salgono a 19 gli ordini di custodia cautelare per agenti Cia. Il 22 ottobre diventano 22 gli agenti della Cia ricercati. Il governo italiano smentisce ogni coinvolgimento.

11 novembre 2005 – La procura di Milano presenta al ministero della Giustizia una richiesta di estradizione per 22 agenti della Cia. Dopo cinque mesi di polemiche il 12 aprile 2006 il guardasigilli Castelli decide che non inoltrera’ a Washington la richiesta. 23 DIC 2005 – La magistratura milanese emette 22 mandati d’arresto europeo nei confronti di altrettanti agenti della Cia accusati di aver rapito e portato in Egitto Abu Omar.

5 luglio 2006 – Arrestati gli alti dirigenti del Sismi Marco Mancini e Gustavo Pignero. 15 febbraio 2007 – Abu Omar liberato, torna nella sua casa di Alessandria d’Egitto. 16 febbraio 2007 – Rinviato a giudizio, per concorso nel sequestro, il gen. Nicolo’ Pollari, ex capo del Sismi. Con lui a giudizio anche Marco Mancini, altri funzionari e 26 agenti della Cia. 18 marzo 2009 – La Corte Costituzionale accoglie in parte i ricorsi dei governi Prodi e Berlusconi contro la magistratura di Milano, per violazione del segreto di Stato nelle indagini. 4 novembre 2009 – La sentenza dispone il ”non luogo a procedere per esistenza del segreto di Stato” per Pollari e Mancini. Tre anni per Luciano Seno e Pio Pompa per favoreggiamento. Per sequestro di persona 23 agenti Cia, tra esecutori e ideatori, sono condannati a pene dagli otto ai cinque anni. Il processo d’appello si terra’ a Milano il prossimo 12 ottobre.