Navarro: “Wojtyla non coprì i pedofili, ci sono le prove”

Pubblicato il 26 maggio 2010 14:14 | Ultimo aggiornamento: 26 maggio 2010 14:14

Giovanni Paolo II non coprì in nessun modo gli abusi compiuti dai membri della Chiesa. E’ quanto affermato in sintesi da Joaquin Navarro-Valls, portavoce della Santa Sede dall’84 al 2007, l’accusa mossa alla memoria del Pontefice polacco di aver sottovalutato il problema degli abusi sessuali commessi da religiosi, è un’opinione che non tiene conto dei fatti.

Per il caso Maciel, ad esempio, la procedura penale canonica – ricostruisce l’ex portavoce – è cominciata nel Pontificato di Giovanni Paolo II. Ed è finita nel primo anno del Pontificato di Benedetto XVI: sono stato io ad annunciare pubblicamente la decisione penale presa nei suoi riguardi. Una scelta fatta sulla scorta di un’inchiesta accurata e approfondita iniziata, ripeto, nel Pontificato di Wojtyla nonostante nel sito web della sua Congregazione fosse stata pubblicata in precedenza una lettera autografa di Maciel che negava davanti a Dio questi addebiti.

Purtroppo non era così. E la procedura per far accertare quanto accaduto smentisce la teoria per la quale il fondatore dei Legionari era intoccabile durante il Pontificato wojtyliano. Sotto la guida del cardinale Ratzinger tutta la Congregazione della Dottrina della Fede lavorava del resto con scrupolo e serietà, applicando le nuove norme che il Papa aveva approvato nel 2001 e che hanno consentito una lotta più efficace contro questo problema gravissimo.

Sull’altro caso che sotto Papa Wojtyla per alcuni sarebbe stato insabbiato, quello del card. Groer di Vienna, Navarro rileva che proprio Giovanni Paolo II nominò nel 1995 un coadiutore , e la sua scelta cadde sull’allora vescovo ausiliare Schoenborn, che promosse sei mesi dopo arcivescovo di Vienna e che certamente non ha mai insabbiato nulla riguardo alle accuse mosse al predecessore.

Alla domanda su come Giovanni Paolo II vivesse le vicende relative a abusi sessuali compiuti da sacerdoti delle quali aveva notizia, il dottor Navarro risponde senza esitazioni: con grande dolore e partecipazione e sentendo il dovere di farsene carico, portando a Roma la competenza sui casi di abuso affinchè non potessero esserci attenuanti ne insabbiamenti di nessun tipo. Fu lui che dieci anni fa volle riunire in Vaticano tutti i cardinali degli Stati Uniti, per affrontare nel modo più autorevole questo tema. Nascono da là – tiene a riaffermare l’ex direttore della Sala Stampa della Santa Sede – le direttive molto chiare che sono oggi in vigore.

Passò infatti quella che viene chiamata ‘tolleranza zero e che non contrasta con la verità cristiana del perdono dei peccati. Quale altra istituzione ha fatto lo stesso? Non vorrei che si cadesse nell’ipocrisia, si domanda Navarro-Valls. Come medico – rivela – mi faccio delle domande: perchè si tollera che Paesi seduti nell’Onu permettono i matrimoni con bambine di 9 anni e cosa fanno gli Stati per impedire che un bambino ogni 5 e una bambina ogni 3 subiscano molestie soprattutto nell’ambito familiare? Davanti a un fenomeno che è così diffuso, l’atteggiamento non deve essere quello dell’ipocrisia. Non posso non pormi la domanda su quale istituzione politica, educativa, accademica ha preso così sul serio questo tema come lo ha presso Chiesa?.

Con i casi dei sacerdoti – osserva Navarro che lasciata la Sala Stampa della Santa Sede è tornato alla sua antica professione di medico psichiatra all’Università Campus Biomedico di Roma, della quale è anche Presidente – stiamo parlando della punta di un iceberg. E non c’è dubbio che la dimensione del problema è vastissima nella società. Questo non è togliere la responsabilità a sacerdoti e religiosi.

Ma cercare davvero di aiutare tutte le vittime. Andando a Fatima il Papa qualche giorno fa ha detto che il peccato è anche nella Chiesa, ma secondo me sarebbe da ipocriti di pensare che con questo è tutto risolto, e cioè che altrove il male non c’è, come se bastasse non mandare i bambini negli oratori perché siano davvero al sicuro.

Tra Giovanni Paolo II e il cardinale Joseph Ratzinger c’era un rapporto strettissimo e una grande sintonia, sottolinea inoltre Navarro Valls.  Non hanno precedenti – ricorda – le parole che il Papa scrisse un anno prima di morire nel suo ultimo libro ‘Alzatevi, andiamo’, dove per prima volta menziona con una lode esplicita e molto eloquente un collaboratore vivo, al quale esprime gratitudine per la sincera amicizia. Proprio questo – sottolinea Navarro – lascia pensare a un rapporto strettissimo.

Giovanni Paolo II non accettò le sue dimissioni, quando Ratzinger al termine del mandato, e avendo compiuto 75 anni, gli chiese di poter tornare in Germania per dedicarsi ai suoi studi, aggiunge in proposito l’ex direttore della sala stampa della Santa Sede.

In sintonia con Benedetto XVI, il dottor Navarro si dissocia però dall’opinione di chi ritiene che sia in atto un complotto mediatico contro la Chiesa. I fatti – afferma – purtroppo sono accaduti, ma attenzione: accendere i riflettori solo su quelli che riguardano alcuni ecclesiastici può diventare un modo per non mettere in discussione altri ambienti. Come medico – confida Navarro – ho potuto constatare le cicatrici psicologiche tremende che questi traumi lasciano. E non ho dubbi che si debba sempre essere dalla parte delle vittime, come chiede Benedetto XVI che allo scandalo ha reagito in quel modo che molti non si aspettavano.