Wuhan, spot per la rinascita dopo l’epidemia Covid. E da Prato rimbalza la teoria del “vaccino cinese”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Novembre 2020 19:26 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2020 19:26
Wuhan spot epidemia prato vaccino

Wuhan, spot per la rinascita dopo l’epidemia. E da Prato rimbalza la teoria del “vaccino cinese” (foto ANSA)

Da centro dell’epidemia mondiale, ora Wuhan decide di rilanciare il turismo della città con un video. Ma i sospetti sono dietro l’angolo.

A Wuhan ormai i casi di Covid si contano sulle dita di una mano da mesi. E’ quanto sostiene il regime comunista cinese, che ha pubblicato un video per promuovere la città che era stata l’epicentro dell’epidemia. La clip pubblicitaria, intitolata “Incontriamoci a Wuhan” ha fatto il giro del mondo, con le immagini di persone felici e rigorosamente senza mascherina.

Un video che però rafforza la teoria secondo cui la Cina ha sviluppato e sperimentato il suo vaccino già da tempo. E così le autorità del turismo di Wuhan hanno lanciato l’invito a visitare la capitale della provincia di Hubei dopo la fine della pandemia Covid: “Wuhan non è mai avara nel presentare la sua bellezza e noi, che la amiamo, speriamo che più persone possano capire. Non vediamo l’ora di incontrarsi a Wuhan”.

La teoria del vaccino cinese

Come scrive Libero Quotidiano, nelle ultime ore circola la notizia secondo cui a Prato, dove risiede una delle più grandi comunità cinesi in Italia, in molti avrebbero testato l’efficacia del vaccino durante i viaggi tra Cina e Italia e sarebbero quindi immuni a questa seconda ondata.

“Di persone partite appositamente per farsi vaccinare non so, non tutti parlano e raccontano”, spiega al quotidiano Marco Wong, consigliere comunale, eletto con la lista del sindaco di centrosinistra, Matteo Biffoni. “Di imprenditori andati là per lavoro, o di persone tornate in Cina per ragioni familiari e sottoposte al protocollo vaccinale ce ne sono” aggiunge. 

“È chiaro che dietro a tutto ciò vi sia anche una questione politica, oltre che economica”, sostiene Wong. “Probabilmente ci sarà la tendenza a fidarsi di certi prodotti invece di altri”. (fonte LIBERO QUOTIDIANO)