Zimbabwe, la moglie del vicepresidente accusata di tentato omicidio nei confronti del marito

di Caterina Galloni
Pubblicato il 18 Dicembre 2019 6:46 | Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre 2019 19:17
Zimbabwe, la moglie del vicepresidente accusata di tentato omicidio nei confronti del marito

Un selfie del vicepresidente dello Zimbawe Costantino Chiwenga con la moglie Marry Mubaiwa

ROMA – Marry Mubaiwa, moglie del vicepresidente dello Zimbawe Constantino Chiwenga, è stata accusata di tentato omicidio nei confronti del marito nonché di riciclaggio di un milione di dollari e frode. Mubaiwa, descritta dal quotidiano statale Herald come “la moglie separata” di Chiwenga, è stata arrestata ed è comparsa nel tribunale della capitale, Harare, e rimarrà in custodia fino alla prossima udienza prevista per il 30 dicembre.

È accusata di aver tentato di uccidere il marito in Sudafrica a luglio scorso. Quando Chiwenga è stato trasportato a Pretoria, Sudafrica, per cure mediche urgenti, avrebbe insistito affinché rimanesse in hotel e non ricoverato in ospedale, fatto avvenuto successivamente, in seguito all’intervento degli agenti di sicurezza.  

Secondo l’atto d’accusa, Marry Mubaiwa, ex modella, è accusata di aver rimosso una flebo dal braccio del generale mentre era ricoverato in ospedale. L’8 luglio, la donna avrebbe chiesto alla sicurezza di lasciare la stanza e “mentre era sola” con Chiwenga, “ha rimosso illegalmente la flebo e un catetere”, facendolo sanguinare copiosamente.

Avrebbe inoltre costretto il marito a scendere dal letto d’ospedale e cercato di condurlo fuori dal reparto prima di essere intercettata dalla sicurezza ma era riuscita a scappare dall’ospedale. Mubaiwa, accusata di riciclaggio di circa 1 milione di dollari in Sudafrica, ora vive separata dal marito.

Il presidente Emmerson Mnangagwa ha definito la lotta alla corruzione come una priorità assoluta ma i critici e l’opposizione sostengono che la Commissione anticorruzione dello Zimbabwe punta l’attenzione principalmente a chi è considerato un dissidente.

Fonte: Al Jazeera