Birra, aumentano le accise, crollano i consumi: da luglio a settembre -26%

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 ottobre 2014 19:00 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2014 19:00
Birra, aumentano le accise, crollano i consumi: da luglio a settembre -26%

Birra, aumentano le accise, crollano i consumi: da luglio a settembre -26%

ROMA – Le accise aumentano e il consumo di birra crolla. Da luglio a settembre, tradizionalmente mesi clou per la birra, è crollato del 26%. L’allarme arriva da Assobirra, che chiede al governo Renzi di scongiurare il nuovo aumento previsto dal primo gennaio 2015.

Spiega Alberto Frausin, presidente di AssoBirra:

“I dati dimostrano che, se il nostro Paese non avesse un peso della fiscalità così alto sulla birra, potrebbe generare occupazione in maniera molto consistente. Con accise tre o quattro volte inferiori come quelle di Germania o Spagna saremmo in grado di generare 5mila nuovi posti di lavoro, ai quali si andrebbero a sommare quelli che Ref stima verranno persi a causa dell’aumento di questi mesi (circa 2400). Insomma, oltre 7mila posti di lavoro in un solo anno”.

Sottolineano sempre da Assobirra, come spiega Andrea Cuomo sul Giornale: 

La birra pesa in maniera rilevante sul fatturato dei pubblici esercizi: secondo dati Fipe-Confcommercio in media il 12 per cento degli incassi vengono garantiti da questa bevanda, ma si arriva anche al 20 per cento per i bar serali e addirittura al 43 per cento per i bar/birrerie. E il settore della birra ha un effetto positivo molto chiaro sull’occupazione: si stima che un posto di lavoro in questo settore ne generi 24,5 nell’ospitalità (bar, ristoranti, alberghi), 1 nell’agricoltura, 1,3 nella supply chain (imballaggio, logistica, marketing e altri servizi) e 1,2 nella distribuzione (Gdo e dettaglio).

Secondo il presidente di AssoBirra «intervenire oggi sull’aumento del 1° gennaio 2015 vorrebbe anche dire tutelare un prodotto che rischia di pagare un grave svantaggio competitivo rispetto agli altri produttori europei: basti pensare che con questo ulteriore aumento su un ettolitro di birra a Roma si pagheranno 38 euro mentre e a a Berlino 9».

L’Italia resta il mercato con i maggiori volumi di import di birra (pari a 6milioni e 175mila ettolitri nel 2013), complice anche «una competizione fiscale sleale da parte di vari paesi europei, fondata su norme nazionali poco rigorose sulla denominazione del prodotto che permettono di commercializzare a prezzi molto competitivi birre di minor qualità, che rischiano di mettere fuori mercato gli operatori italiani».