Coronavirus, Alessandro Borghese: “Ho 64 dipendenti in cassa integrazione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Aprile 2020 17:48 | Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2020 16:54
Alessandro Borghese, Ansa

Coronavirus, Alessandro Borghese: “Ho 64 dipendenti in cassa integrazione” (foto Ansa)

ROMA – “Secondo me la ripresa sarà forte perché la gente ha voglia di uscire, ha voglia di andare al ristorante e ha anche voglia di rilanciare l’economia. Succederà nel momento in cui capiremo quali sono le regole di ingaggio, che sono quelle che ci mancano”.

Alessandro Borghese, presentando la nuova stagione di “Quattro ristoranti” ha parlato anche dell’attuale situazione generata dall’emergenza coronavirus

Il discorso delle distanze, delle mascherine, dei guanti, porrà due problematiche – dice Borghese – la prima è quella delle relazioni interpersonali. Il ristorante è il luogo di aggregazione, dove vuoi conversare, avere il cameriere che ti suggerisce quel vino perché ti conosce ed ha quella confidenza con te. Questo forse verrà un po’ meno”.

E sulle tipologie di ristorante che risentiranno maggiormente delle nuove regole, Borghese fa un distinguo:

“Mi preoccupa molto il discorso della ristorazione più piccola: le pizzerie, i luoghi che vivono di aperitivo, di aggregazione al bancone -osserva- meno i ristoranti di un certo calibro, che già di per sé hanno pochi tavoli in spazi ampi, che è già nella filosofia di chi fa alta ristorazione e saranno un po’ più agevolati”.

Sulla situazione generale, ma soprattutto sulla sua come ristoratore, Borghese osserva: “Tutti stanno modificando il loro modo di lavorare. Io nella mia azienda, la AB Normal, ho 64 dipendenti in cassa integrazione, tra cuochi, camerieri, ufficio marketing”.

Lo chef ammette che il successo del programma determina da sempre, per i proprietari dei locali protagonisti, un’impennata di prenotazioni e di notorietà.

Si scatena una sorta di ‘turismo’ da 4Ristoranti – dice Borghese – Chi va in una città si gira tutti e 4 i ristoranti. Tante volte loro sono intelligenti e sfruttano il ritorno di immagine facendone buon uso. Ma a volte non è così. E’ successo più volte che chi ha ‘giocato bene’ ed ha aperto anche più ristoranti, chi non lo ha fatto ha chiuso”. (Fonte: Adnkronos).

La nostra speranza è che la ristorazione italiana riesca a riprendersi al più presto, garantendo un servizio di qualità in totale sicurezza, in questo modo le persone potranno finalmente ritrovare quel calore e quel piacere che pervade tutti noi quando siamo seduti in un buon ristorante e ci facciamo consigliare una buona bottiglia di vino (degustata magari utilizzando il Coravin Wine Preservation Opener, strumento pensato per preservare la sicurezza dei commensali e degli addetti ai lavori, visto che permette di non rimuovere il tappo).