Perché il Ferrari non è semplicemente uno spumante

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 marzo 2019 7:13 | Ultimo aggiornamento: 21 marzo 2019 14:28
Perché il Ferrari non è semplicemente uno spumante

Perché il Ferrari non è semplicemente uno spumante

ROMA – I vini Ferrari? Guai a chiamarli semplicemente “spumanti”. Perché, in fondo, di ben altro si tratta. E a sostenerlo non sono solamente le differenti procedure di realizzazione di una delle produzioni vitivinicole più apprezzate d’Italia (e non solo), quanto anche i numerosi riconoscimenti internazionali che vengono frequentemente attribuiti a quelle che sono le bollicine italiane più prelibate di sempre.

A dimostrazione di ciò, si può ben rammentare come anche nel 2019 Wine Advocate abbia attribuito alle bollicine Ferrari punteggi di vertice, superiori in ogni proposta a 92/100, con picchi di 98/100 per quanto attiene la nuova versione Rosé del Giulio Ferrari Riserva del Fondatore. Bene anche il Ferrari Perlé Trentodoc, giudicato come migliore Metodo Classico nel rapporto – valore qualità, con un punteggio di 93/100 per l’annata 2012, e per lo Chardonnay di montagna, che per l’annata 2011 ha conquistato 94/100.

In tal proposito, rammentiamo come uno dei particolari elementi di prestigio che conferiscono un pregio univoco a tali produzioni da Metodo Classico rispetto ai comuni “spumanti”, si debba proprio al meticoloso e appassionato processo di realizzazione, nel quale è evidentemente vietata l’aggiunta di CO2: sono infatti i lieviti che, fermentando gli zuccheri, producono le bollicine che hanno reso i vini Ferrari così celebri in tutto il mondo.

Con particolare riferimento al Metodo Classico, rammentiamo come il processo inizi con la pressatura delle uve, seguita dalla fermentazione con lieviti scelti e zuccheri. Seguirà dunque la calibrazione degli zuccheri con l’inizio della produzione delle bollicine: il vino sarà poi imbottigliato, e ogni bottiglia sarà posizionata in modo orizzontale fino a conseguire alla maturità prevista.

Nell’arco di alcuni mesi, gli zuccheri giungeranno a esaurimento, e la pressione in bottiglia inizierà ad aumentare, fino ad ottenere il tradizionale effetto perlage che rende pienamente riconoscibili tali produzioni. A questo punto prende il via il processo di remuage, che consiste nel riposizionare in verticale la bottiglia, al fine di eliminare le impurità che possono essersi formate nel collo della bottiglia. Lo stesso collo viene poi congelato a rigide temperature: la bottiglia riposizionata in verticale sarà stappata, con la pressione generata che espellerà il deposito precedentemente congelato. A questo punto, la bottiglia è pronta ad essere definitivamente tappata.

Risulta evidente che tali lavorazioni impiegano un arco temporale molto più esteso di quelle che potrebbero essere impiegate con processi più rapidi e, soprattutto, con processi che aggiungono esternamente la CO2 per simulare una “spumantizzazione”: una caratteristica tipica, in buona sostanza, dei comuni spumanti che è possibile acquistare al supermercato.

Tornando ai riconoscimenti ottenuti dai vini Ferrari, ricordiamo infine che tra gli altri vini recentemente celebrati dal Wine Advocate, il 96+/100 ottenuto da Ferrari Perlé nero per l’annata 2006 e il 95/100 sull’annata 2010. Il Ferrari Perlé Rosè ha ottenuto 93/100 per l’annata 2001 e 94+/100 per l’annata 2012, mentre il Perlé Zero Cuvée Zero 11 ha conseguito un punteggio di 94/100. Infine, il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore ha ottenuto una valutazione di 95+/100 per l’annata 1992, mentre ha conseguito 97/100 per l’annata 2007.