Vino, asta da record: 1,2mln di euro per 114 bottiglie di Romanée-Conti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Ottobre 2014 14:56 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2014 14:58
Vino, asta da record: 1,2mln di euro per 114 bottiglie di Romanée-Conti

(Foto LaPresse)

ROMA – Ben 1,2 milioni di euro per avere 114 bottiglie del pregiato lotto di vino Romanée-Conti. L’equivalente di 1300 euro a bicchiere e circa 11mila euro a bottiglia. Questa l’asta da record per la mitica etichetta di Borgogna battuta da Sotheby’s a Hong Kong. Un’asta che batte anche il primato della Chateau Mouton Rothschild, con 50 casse che vennero vendute a circa 840 mila euro da Sotheby’s a New York nel 1982.

Repubblica scrive:

“E’ vero, non si trattava di un vino qualsiasi. In palio c’era un lotto unico di 114 bottiglie di Romanée-Conti di Borgogna, un prodotto mitico, tra i più amati dai sommelier di tutto il mondo, che alla fine è stato aggiudicato a un’offerta di 1,292 milioni di euro (12.556.250 dollari di Hong Kong). La collezione era formata da 19 bottiglie di sei annate diverse tra il 1992 e il 2010”.

Il vino andato all’asta viene dal cuore della Borgogna e da una delle vigne francesi più celebri:

“La sua storia inizia nel 1451 quando si chiamava Cros de Clou e i frati del convento di St. Vivant la vendettero ai Croonenbourg: due ettari appena, ma destinati a fare la storia del vino. Il nome attuale le venne imposto dai Principi di Conti che la rilevarono nel 1760”.

Robert Sleigh, capo del dipartimento enologico per Sotheby’s Asia, ha commentato:

“Questo lotto di Romanée-Conti rappresentava un’occasione unica di acquistare una quantità senza precedenti del vino più desiderabile del mondo”.

Un’asta da record che arriva dopo il calo del consumo di vino in Cina:

“Secondo l’organizzazione Vinexpo Asia Pacific, il consumo di vino in Cina è calato del 2,5% nel 2013 dopo dieci anni di crescita a due cifre. L’anno scorso, secondo Vinexpo, la Cina aveva superato la Francia nella classifica dei consumi di vino rosso con 1,865 miliardi di bottiglie vendute, ma proprio le politiche di austerità hanno riportato il mercato verso prodotti meno prestigiosi e più economici”.