Vino, l’accusa di Coldiretti: “La Ue vuole togliere alcol e aggiungere acqua per abbassare i gradi alcolici”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Maggio 2021 19:50 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2021 19:50
Vino, l'accusa di Coldiretti: "La Ue vuole togliere alcol e aggiungere acqua per abbassare i gradi alcolici"

Vino, l’accusa di Coldiretti: “La Ue vuole togliere alcol e aggiungere acqua per abbassare i gradi alcolici” (foto Ansa)

“Togliere l’alcol dal vino ed aggiungere acqua è l’ultima trovata di Bruxelles per il settore enologico già sotto attacco con la proposta di introdurre etichette allarmistiche per scoraggiarne il consumo, previste nella Comunicazione sul ‘Piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei'”. E’ quanto afferma la Coldiretti in una nota, “nello svelare i contenuti del documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri Ue in cui viene affrontata la pratica della dealcolazione parziale e totale dei vini”.

Vino, l’accusa di Coldiretti: “La proposta prevede l’eliminazione totale o parziale dell’alcol”

“La proposta – si legge – prevede di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua anche nei vini a denominazione di origine”.

“In questo modo viene permesso ancora di chiamare vino, un prodotto – sottolinea la Coldiretti – in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino. Un inganno legalizzato per i consumatori che si ritrovano a pagare l’acqua come il vino”.

“L’introduzione della dealcolazione parziale e totale come nuove pratiche enologiche rappresenta un grosso rischio e un precedente pericolosissimo e che metterebbe fortemente a rischio l’identità del vino italiano e europeo, anche perché la definizione “naturale” e legale del vino vigente in Europa prevede il divieto di aggiungere acqua”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare l’impegno per fermare una deriva pericolosa che rischia di compromettere la principale voce dell’export agroalimentare nazionale che complessivamente sviluppa un fatturato di oltre 11 miliardi in Italia e all’estero.