Produttori di vino: “Troppa burocrazia: tre mesi all’anno per le carte”

Pubblicato il 26 Marzo 2012 12:49 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2012 12:49

ROMA – Per produrre un litro di vino in Italia servono due chili di carta, tre mesi di burocrazia: sono i dati riportati in un articolo di Andrea Cuomo sul Giornale.

A raccontare al Giornale le lentezze con cui si trovano a fare i conti i viticoltori è Federico Vacca, piccolo produttore piemontese e agronomo di Cascina Principe, azienda di Neive, nel cuneese. Vacca produce Barbera, Barbaresco, Dolcetto, Arnesi e altri classici vini piemontesi. Ma per continuare il proprio lavoro, dice Vacca, “Un vignaiolo tutti i giorni è alle prese con la burocrazia. Fondamentalmente gli intoppi burocratici sono dovu­ti a numerose leggi e regolamenti che si sovrappongono in modo non coordinato. Il viticoltore si tro­va così a dovere a fare più volte le stesse pratiche, a compilare più moduli per la stessa cosa a più en­ti. Già solo per il primo passo, quello di pian­tare un vigneto: la richiesta va fat­ta alla Provincia, la validazione su foto aeree sul fascicolo aziendale che è tenuto dalla Regione; se a questo aggiungi il controllo del­l’ente certificatore, solo per misu­rare un vigneto intervengono tre enti diversi. Tre lavori per fare la stessa cosa”.

Operazioni che hanno “un costo vivo, ma soprattutto un costo indiretto dovuto al tempo, al destinare per­sonale alle incombenze. Coldiretti, di cui io sono presiden­te per Alba, ha stimato che ogni azienda spende tre mesi di lavoro all’anno solo per svolgere tutte le mansioni burocratiche”.

E spesso “l’adempi­mento è lo stesso sia per una vigna di cento metri sia per un’azienda che possiede centinaia di ettari. Quindi questa voce penalizza mol­to le piccole imprese vitivinicole, che peraltro sono quelle che in Ita­lia e soprattu­tto in Piemonte costi­tuiscono il tessuto del vino, quello più conosciuto e amato nel mon­do”.

“Per arrivare dalla vite al vino, continua Vacca, è sta­to ­calcolato che esistono 52 adem­pimenti burocratici, per alcuni dei quali ci sono più domande for­mali”.Per il sistema di certificazione, per esempio, “occor­re mandare fax preventivi per qua­lunque operazione e questo è un bene, per carità, perché i controlli fanno bene però bisognerebbe prevedere un sistema più veloce. Possibile che non possa esistere un portale telematico a cui accede­re per svolgere alcune di queste funzioni? E poi ci sono le accise, una grande complicazione, soprattutto per la vendita dei vini in Europa. Il vino per Bruxelles è un prodotto sotto­posto ad accisa e in Italia vige una deroga per i piccoli produttori ma questo non vale in tutta Europa. E allora succedono cose assurde. Ad esempio se un turista tedesco si ferma nella mia azienda, assag­gia i miei vini e mi chiede di spedir­glieli in Germania, io semplice­mente non posso. O meglio, pos­so a patto di spedirlo a un deposi­to fiscale in Germania che a sua volta recapiterà il vino al cliente. Questo comporta naturalmente per noi dei costi aggiuntivi. E peral­tro nessuna tassa incassata né per lo Stato italiano né per quello tede­sca. Almeno se io sapessi di contri­buire alla collettività… Ma no. E questo mina la competitività del­le nostre aziende”.