Lavoro. 3 milioni di giovani a spasso: non trovano, non cercano

Pubblicato il 11 aprile 2013 11:43 | Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2013 11:46
Lavoro. 3 milioni di giovani a spasso: non trovano, non cercano

Lavoro. 3 milioni di giovani a spasso: non trovano, non cercano

ROMA – Lavoro. 3 milioni di giovani a spasso. Non trovano, non cercano. Nel 2012 gli inattivi disponibili a lavorare, ovvero che non hanno cercato un lavoro nelle ultime 4 settimane ma sono subito disponibili, sono 2 milioni 975 mila, +2,7% sul 2011. La quota di questi inattivi sulle forze di lavoro, stabile all’11,6% in confronto a un anno prima, è oltre tre volte superiore alla media europea Ue. Si sapeva, si sa, basta guardarsi attorno, basta leggere il bollettino di guerra che ogni giorno annuncia chiusure di fabbriche e attività a decine (il contatore della crisi segnava ieri -43 imprese). Lo sa e lo dice l’Eurotower, le cui previsioni procurano altro sconforto.

“La crisi economica e finanziaria – afferma l’Eurotower – continua a gravare sul mercato del lavoro nell’area dell’euro. Nel quarto trimestre del 2012 l’occupazione è diminuita ancora, mentre il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere, raggiungendo livelli senza precedenti. Secondo varie stime, sia il tasso di disoccupazione strutturale sia l’unemployment gap sono aumentati sensibilmente negli ultimi anni. I dati delle indagini segnalano un ulteriore calo dei posti di lavoro nel primo trimestre del 2013”.

Un esercito di circa 5 milioni 720 mila persone: tutte alle prese con un lavoro che non c’è. In Italia, infatti, nel 2012 gli inattivi disponibili a lavorare, in gran parte scoraggiati, sono 2 milioni 975 mila, più numerosi dei disoccupati in senso stretto, 2 milioni 744 mila. Negli ultimi 5 anni le persone in cerca di occupazione, cioè i disoccupati, sono passati da 1 milione e 506 mila del 2007 a 2 milioni 744 mila del 2012, con un aumento di 1 milione e 238 mila unità. A questa crescita si accompagna l’aumento delle forze lavoro potenziali, in crescita di 403 mila unità.

Per i giovani, la generazione “stritolata”, il rischio è che l’inattività prolungata stia diventando cronica. La generazione “neet” (non al lavoro, non a studiare) vive sulla sua pelle i circolo vizioso della assenza di alternative che sfocia nello scoraggiamento o nella pura inerzia: l’inattività improduttiva costringe, alla fine, chi sta in questa condizione a rimanervi più a lungo.

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