80 euro addio? Tanto erano targati Renzi

di Lucio Fero
Pubblicato il 22 febbraio 2019 9:05 | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2019 11:10
80 euro renzi

80 euro addio? Tanto erano targati Renzi

ROMA – 80 euro addio? Lo sconto fiscale (che tale risulta in Bilancio dello Stato) introdotto qualche anno fa dal governo Renzi potrebbe essere…rottamato? E’ uno sconto fiscale a vantaggio dei lavoratori dipendenti a basso reddito, circa mille euro annui. Costa allo Stato dieci miliardi. Perché è possibile che il governo Salvini-Di Maio tolga di mezzo e dalla circolazione gli 80 euro (erano al mese)?

Passo indietro: Giuseppe Conte ha appena finito di dire al Parlamento che in economia e finanza pubblica tutto è sotto controllo, mai ci sarà bisogno di rifare i conti, il 2019 già proclamato “anno bellissimo” da lui stesso sarà bellissimo solo nella seconda metà, ma insomma sempre bellissimo è, che sono stati stanziati fondi di riserva a sufficienza e anche più e che pure l’economia mondiale ripartirà alla grande dopo l’estate (devono averlo detto solo a lui, in esclusiva).

Insomma un sacco di parole in libertà svincolate dalla realtà. In riserva ci sono due miliardi due e già oggi al differenza tra il più 1 per cento di Pil previsto dal governo per il 2019 e il, se va bene, più 0,5 per cento di Pil è pari a circa nove di miliardi. Il commercio mondiale rallenta, l’Italia vive di esportazioni, la Germania non tira più le commesse delle nostre imprese…Conte racconta favole per bambini già addormentati di loro (parlamentari e giornalisti).

Più sincero è stato Tria ministro dell’economia sempre davanti al Parlamento. Domanda: servirà manovra correttiva dei conti? Risposta sincera e vera di Tria: “Domanda per ora prematura”. In effetti è troppo presto per rispondere, la manovra correttiva dei conti può arrivare e anche no, essere blanda o anche tosta. Chi dice mai in nessun caso manovra correttiva vende fumo, attività peraltro ultimamente inflazionata e praticata ad altissimo livello di professionalità.

Matteo Salvini in materia non è stato certo zitto: non ci saranno nuove tasse, non sui conti correnti, non sulla casa…Dice il vero Salvini, gli si può credere. Anche con lo’acqua alla gola il governo Salvini-Di Maio, quello del popolo sovrano, non può mettere nessuna nuova tassa. Non che si veda almeno.

Ma quel che potrebbe essere costretto a fare, costretto dall’economia che non va e dalla spesa pubblica che si gonfia (quota 100 e reddito cittadinanza), è mettere mano, tagliare non la montagna ma l’Himalaya di sconti di tasse che si erge nella società italiana. Sconti fiscali a questo o altro gruppo e/o categoria per 513 miliardi. Quando tra sei mesi mica tra un secolo Salvini e Di Maio dovranno trovare 23 miliardi per non aumentare di altrettanto l’Iva (cambiale firmata da loro, proprio Salvini e Di Maio), allora avranno due sole strade.

La prima: altri 23 miliardi a deficit e quindi deficit pubblico ben oltre il 3 per cento, marciante verso il 4 per cento. Se alle elezioni di maggio la Ue si sarà più o meno dissolta, allora glielo faranno fare. Salvo fuga di capitali e crescita alle stelle del costo del debito, gli interessi. Perché in questo caso i mercati (anche i risparmiatori piccoli e medi, son popolo anche loro) sentirebbero odor di default e di non rimborso del debito, comunque non di sicuro in euro.

La seconda strada è quella di trovare un po’ di miliardi togliendo un po’ di sconti fiscali. Molti sconti fiscali attualmente viaggiano sulla percentuale del 19 per cento sulla spesa. Percentuale che lo Stato di fatto rimborsa o accetta venga detratta. Scendere dal 19 al 17 o ancora al 15 per cento? O istituire una franchigia di trecento euro sotto la quale non c’è sconto fiscale? O lavorare su alcune categorie come l’autotrasporto che di sconti fiscali ne hanno in rilevante misura?

Lavorare su alcune categorie rischia grosso di creare insormontabili problemi politici per un governo populista, i blocchi stradali dei Tir ad esempio. Abbassare la percentuale di rimborso o detrazione appare quasi indolore, quasi. Ma investe troppi milioni di elettori. Cancellare invece gli 80 euro porta subito in cassa dieci miliardi. E si può indorare la cosa dicendo che poi subito, magari l’anno dopo, la prima aliquota Irpef cala di uno o due punti. In termini di soldi chi prende uno stipendio bassi ci rimette. ma in termine di immagine…quegli 80 euro sono targati Renzi. Quindi pochi e maledetti. Azzerarli la si può vendere perfino come un’operazione di pulizia. Con un po’ di faccia tosta che certo al governo non difetta.