A2A paga 120 milioni di interessi su 170 milioni di aiuti. Corte Ue: legittimo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Settembre 2015 17:57 | Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2015 17:58
A2A paga 120 milioni di interessi su 170 milioni di aiuti. Corte Ue: legittimo

A2A paga 120 milioni di interessi su 170 milioni di aiuti. Corte Ue: legittimo

MILANO – A2A ha pagato 120 milioni di euro di interessi su 170 milioni di euro di aiuti di Stato, ma non ha diritto a nessun rimborso: lo ha deciso la Corte di Giustizia europea. Secondo la sentenza “l’anatocismo di Stato” è legittimo: lo Stato cioè può richiedere gli interessi sugli interessi, grazie a una norma europea del 2004. Spiega il Messaggero:

la Corte di Giustizia europea […] ha giudicato legittima, da parte dello Stato italiano, la richiesta di interessi composti maturati su 170 milioni che la multiutility lombarda, nata nel 2008 dalla fusione di Aem e Asm, ha versato per restituire gli aiuti indebitamente ricevuti dalle società madri negli anni ’90.

La sentenza ha dunque riconosciuto in sostanza allo Stato il diritto di utilizzare una norma Ue nel 2004 che prevede, in caso di aiuti di Stato, l’anatocismo: il meccanismo, che tante polemiche ha sollevato in ambito bancario, prevede che gli interessi maturati e non pagati diventino capitale e come tali producano a loro volta interesse. Ma la società non si lascia trovare impreparata. La decisione, ha sottolineato l’ex municipalizzata, non avrà impatto sui conti.

Le somme infatti sono già state restituite allo Stato italiano gravate da interessi calcolati secondo il criterio dell’interesse composto. Null’altro è dovuto, ha fatto sapere A2a, alla quale tutta l’operazione è costata 290 milioni (170 milioni come imposte non versate e 120 come interessi composti). Tanto che in borsa il titolo non ha fatto una piega, concludendo la seduta in deciso rialzo.

La vicenda è partita a giugno 2002, quando la Commissione decise che erano illegittime, in quanto considerate aiuti di Stato, le esenzioni fiscali (per tre anni) e i prestiti a condizioni di favore che l’Italia aveva concesso negli anni ’90 alle municipalizzate. Diverse società, tra cui Asm Brescia e Aem Milano, ma anche lo stesso Stato, fecero ricorso contro l’ordine di recupero degli aiuti controversi. Ma tutti i ricorsi sono stati respinti dal Tribunale Ue nel 2009. Nel recupero, divenuto nel frattempo forzoso, l’Italia ha quindi deciso di applicare un regolamento europeo entrato in vigore nel 2004 che prevede appunto il pagamento di interessi composti sulle somme da recuperare. Trattandosi di regole entrate in vigore dopo la decisione del 2002 della Commissione, A2a ha contestato la base di calcolo degli interessi. Ma non ha ottenuto ragione.

LA CONTROVERSIA La Corte di Lussemburgo sostiene infatti che «le cartelle esattoriali che prevedono l’applicazione di interessi composti sono state notificate alla A2A successivamente all’entrata in vigore della normativa italiana che prevede il calcolo degli interessi su base composta». E così, «dal momento che l’aiuto di Stato in questione non era stato recuperato e non aveva nemmeno costituito oggetto di una cartella esattoriale alla data di entrata in vigore della normativa italiana, non si può ritenere che quest’ultima incida su una situazione definitasi precedentemente. La conclusione, per la Corte è che la normativa italiana non abbia «nessun effetto retroattivo e si limiti ad applicare una disciplina nuova agli effetti futuri di situazioni sorte nella vigenza della normativa precedente».