Acciaio italiano: i rischi per l’occupazione tra dazi Usa e import dall’Indonesia

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 ottobre 2018 12:11 | Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2018 12:11
Acciaio italiano: i rischi per l'occupazione tra dazi Usa e import dall'Indonesia

Acciaio italiano: i rischi per l’occupazione tra dazi Usa e import dall’Indonesia (Foto Ansa)

ROMA –  C’è un nuovo pericolo per il mercato siderurgico italiano ed europeo, arriva sempre dall’Asia e aggiunge nuovi rischi ai molti che già provengono dalla Cina: a preoccupare il settore questa volta è l’Indonesia.

L’introduzione dei dazi statunitensi sull’acciaio proveniente dall’Asia ha esposto l’Europa al rischio di divenire il luogo in cui vengono dirottate milioni di tonnellate di prodotto asiatico, che non trovano più sbocco sui mercati del nord-America. La Commissione Europea ha risposto all’iniziativa dell’amministrazione Trump imponendo delle contromisure nei confronti dei Paesi Asiatici. Tra questi però, non è stata inclusa l’Indonesia, i cui prodotti siderurgici si stanno rivelando estremamente pericolosi. Alcuni utilizzatori europei, tra cui diversi italiani, hanno iniziato a guardare proprio all’Indonesia come luogo ideale dove acquistare acciaio. Il motivo è il prezzo particolarmente conveniente, frutto di un basso costo del lavoro, di una totale mancanza di oneri ambientali a carico delle aziende e di una condizione particolarmente privilegiata nell’estrazione del nichel, elemento indispensabile per la produzione di alcuni tipi di acciaio. Nel Paese asiatico le aziende siderurgiche hanno a disposizione proprie miniere per estrarre direttamente il nichel e questo permette un abbattimento notevole dei costi di produzione.

L’Indonesia è uno dei 10 principali Paesi produttori di nichel: nel 2017 Giakarta ne ha estratte 357mila tonnellate, il 74% in più rispetto all’anno precedente. Inoltre sta producendo grandi quantità di ferronichel a basso costo, il cosiddetto “Nichel pig iron”, un’alternativa più economica al nichel puro, utilizzato per la produzione di acciaio inossidabile.

Per capire quanto questa situazione incida sul mercato, basta considera che nei Paesi dell’Unione Europea si utilizzano circa 700.000 tonnellate di nichel l’anno. La maggior parte di questo pregiato minerale serve per la produzione di oltre 8 milioni di tonnellate di acciaio inossidabile, circa il 35% di tutta la produzione mondiale.

La produzione di nichel a basso costo, aggiunta al fatto che l’Indonesia, come gli altri Paesi Asiatici, può contare su un costo del lavoro estremamente basso e non ha oneri e spese per la tutela dell’ambiente, amplifica una situazione di concorrenza fortemente distorta, in cui per i produttori europei diventa impossibile competere. L’unica via da seguire sembra essere l’estensione delle misure di salvaguardia anche a Giakarta, per bloccare in tempo il ricorso al mercato indonesiano da parte dei manifatturieri italiani ed europei.

È un quadro critico che potrebbe mettere in discussione i risultati raggiunti dal settore siderurgico: il 2018 sta confermando la tendenza alla crescita già registrata nel 2017. A luglio di questo anno la produzione di acciaio è stata pari a 154,57 milioni di tonnellate, con un aumento del 5,8% rispetto all’anno precedente. Nell’Unione europea, l’incremento della produzione di acciaio ha interessato 14 dei 20 Stati membri produttori di acciaio. I tre Paesi che fanno registrare la miglior performance sono Lussemburgo (+46,7% a 190mila tonnellate), Bulgaria (+38,9% a 65mila tonnellate) e Slovacchia (+24,4% a 440mila tonnellate), mentre i tre con i risultati peggiori sono Austria (-52,6% a 321mila tonnellate), Slovenia (-17,2% a 48mila tonnellate) e Francia (-16,8% a 944mila tonnellate).

Analizzando la situazione del nostro Paese, ad agosto 2018 la produzione siderurgica italiana è stata di 1,162 milioni di tonnellate, con un aumento del 5,9% rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente. Espresso in tonnellate, l’incremento è stato di 65mila tonnellate.
Luci e ombre quindi sulle prospettive del settore, con potenzialità e opportunità da sviluppare da un lato, minacce ed emergenze da risolvere dall’altro.

La sfida per il mercato europeo è incrementare innovazione e qualità, per rivolgersi a un nuovo mercato di riferimento, quello degli utilizzatori finali (ovvero i clienti che comprano piccole quantità di prodotto con moltissime specifiche) e affrontare così il delicato momento legato al panorama internazionale. Al pari di tutto questo però, è necessario che l’Europa stia attenta a tutelare il lavoro delle aziende e garantire un sistema di concorrenza trasparente e non discriminatorio.

D’altra parte, tra le preoccupazioni per il futuro del settore c’è anche l’arrivo di importanti volumi di acciaio provenienti dalla Turchia sul territorio comunitario. Lo scorso 10 agosto il presidente americano ha raddoppiato le tariffe sull’acciaio e l’alluminio importati dalla Turchia, ottenendo come risultato il crollo della lira turca e il rischio di ricadute sui mercati europei e non solo.

Il dubbio è che l’Unione Europea non stia utilizzando appieno gli strumenti di difesa commerciale a sua disposizione, per assicurare condizioni di mercato eque ai suoi produttori e la loro capacità di mantenere inalterati i livelli occupazionali nel settore.