Cala la vendita di sigarette, esplode il contrabbando. Colpa delle tasse

Pubblicato il 10 Aprile 2012 14:59 | Ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2012 15:35

ROMA – Cala la vendita di sigarette in Italia: nel primo bimestre di quest’anno registrato una diminuzione del 7%. Esplode il mercato del contrabbando: nello stesso periodo la Guardia di Finanza ha sequestrato +36,75% di tabacchi contraffatti. Insomma, non si tratta di un’improvvisa svolta salutista degli italiani ma dei primi effetti delle accise sui prodotti da fumo previste dal governo Monti. A fare i conti è il quotidiano Libero che riporta i primi dati dell’Attività di Polizia doganale della Guardia di Finanza.

La leva fiscale delle accise non sembra sortire gli effetti sperati dal governo dei professori: tra novembre e gennaio il gettito fiscale del settore che nel 2011 aveva portato nelle casse dello Stato oltre 10.880 milioni (e altri 3,2 miliardi di Iva) ha iniziato a mostrare i primi segni di rallentamento: per la prima volta da anni le entrate per il fisco sono calate di circa 20 milioni.

Il fumatore incallito, difficilmente smette di fumare, ma vira decisamente sui prodotti alternativi: che siano essi legali, come il tabacco trinciato che tra il 2005 e il 2010 ha avuto un balzo nelle vendite del 157,3%, o illegali, ossia le bancarelle del mercato nero. Quelle bancarelle che fino a qualche anno fa sembravano quasi estinte, perché ritenute poco redditizie dalla criminalità organizzata.

A completare il quadro si profila anche il futuro impatto delle proposte di revisione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco (Dir 2001/37/CE), ancora in corso di valutazione. L’intento è di cancellare il marchio dai pacchetti di sigarette, nonché nasconderle alla vista dei consumatori e dunque vietarne l’esposizione nelle tabaccherie. Ma, obiettano all’unisono l’Università Sacrocuore di Milano e quella di Trento, un pacchetto anonimo sarebbe solo più facile da falsificare.

La vera e propria stangata è comunque attesa per ottobre 2012 quando l’Iva dovrebbe passare al 23%: storicamente è risaputo che ogni punto percentuale in più sull’imposta si moltiplichi fino a cinque volte nel caso dei tabacchi. Il prezzo delle sigarette aumenterebbe così fino a 50 centesimi in un colpo solo.