L’Aci: “Sciopero della pompa contro il caro benzina. Tassate caffè e sigarette”

Pubblicato il 5 Giugno 2012 13:05 | Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2012 13:23

(LaPresse)

ROMA – “Basta con gli aumenti della benzina, facciamo uno sciopero. Aumentate piuttosto caffè, sigarette e giochi”. L’idea, non proprio rivoluzionaria e comunque dagli esiti incerti, stavolta viene dall’Aci e ha immediatamente raccolto il consenso di associazioni di consumatori come il Codacons. D’accordo con l’iniziativa anche la Federauto, sigla che raccoglie le concessionarie.

La data prevista per lo sciopero della benzina è il 6 giugno, giorno per il quale l’Aci invita a disertare tutte le pompe di benzina, dalle tradizionali  ai self service passando anche per quelle low cost dei centri commerciali.

Il presidente dell’Aci Angelo Sticchi Damiani è convinto che l’iniziativa possa funzionare: “Vogliamo dare un segnale al governo: basta accise sui carburanti, piuttosto vanno aumentate e su tabacchi e giochi o sul caffé. Siamo solidali con le popolazioni colpite dal terremoto ma elevare ancora la pressione fiscale significa mandare al collasso milioni di famiglie”.

Numeri, precedenti e storia, però, non sembrano dalla parte dell’AutomobilClub. In passato, infatti, complice la difficoltà nel far arrivare a tutti notizia dell’iniziativa, gli scioperi della benzina non hanno funzionato. Non solo: molti automobilisti non hanno alternative. Chi accetterebbe di perdere un giorno di lavoro per lo sciopero della benzina? Poi ci sono i fatti: il prezzo di benzina e diesel non dipende, se non in minima parte, dai distributori. Infine le 24 ore di sciopero: il pieno, prima o poi, va fatto. Chi non farà benzina il 6 giugno la farà il 5 o il 7. Cosa cambia, quindi, è almeno una domanda lecita.

Eppure all’Aci insistono. D’accordo il contributo per i terremotati ma, è l’opinione di Sticchi Damiani,  “non può funzionare in eterno: la diminuzione dei consumi petroliferi (benzina -16.1% e gasolio -14.3% ad aprile secondo il Ministero dello Sviluppo Economico n.d.r.) sta vanificando l’effetto delle accise statali. Così non ricava più nulla. Anzi, i rincari hanno come effetto diretto quello di far crollare il mercato dell’auto, così lo Stato perde anche l’Iva”.

La strada proposta dall’Aci è quella diametralmente opposta a quella voluta dal governo Monti che spesso attinge alla benzina per trovare soldi subito. Per uscire dalla crisi, è l’idea dell’Aci, bisogna ridurre “la pressione fiscale su benzina e gasolio che sono i prodotti più tassati in assoluto: il 60% del prezzo è fatto di tasse. Oggi mantenere un’automobile costa a ogni famiglia fra i 3.500 e i 3.800 euro l’anno, capisce che è insostenibile. Un dato su tutti fotografa la realtà: nella giornata di “Pasquetta” di quest’anno la nostra società di soccorso stradale ha effettuato 2.500 interventi contro i 5.000 dell’anno scorso. E non certo perché le auto sono più resistenti”.