Cedolare secca sugli affitti: chi al 20% e chi al 30%

Pubblicato il 12 Gennaio 2011 13:00 | Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2011 14:06

La nuova cedolare secca sugli affitti favorirà i “ricchi” a discapito dei “poveri”. L’imposta prevista dal federalismo fiscale infatti penalizzerà i redditi inferiori a 28 mila euro annui, mentre farà risparmiare i cittadini più abbienti. Come è spiegato sul Sole 24 Ore, in un articolo firmato da Eugenio Bruno e Saverio Fossati, oggi “l’Irpef si paga sull’85% del canone in caso di contratto a libero mercato e sul 60,5% in caso di contratto “concordato”. La cedolare secca, invece, benché più bassa e uguale per tutti, si paga sul 100% dei canoni”. Questo vuol dire che, mancando la differenziazione in base al reddito, il vantaggio sarebbe per i redditi più alti: infatti “il vantaggio dell’abbattimento d’imponibile verrebbe comunque superato dall’abbassamento dell’aliquota”.

Bruno e Fossati hanno analizzato nel dettaglio le novità a cui si andrebbe incontro con l’introduzione della cedolare secca: “Per i contratti a canone concordato la soglia con cui tassare i redditi Irpef da locazione resterebbe al 20%; per quelli a canone libero passerebbe al 23 per cento”. Secondo i due giornalisti quel 3% avrebbe un significato politico, perché “servirebbe a finanziare le detrazioni per gli inquilini con figli a carico ipotizzate dal governo per accogliere le richieste di quoziente familiare dell’Udc”.

Le nuove regole sul fisco municipale potrebbero accontentare anche i sindaci, che potrebbero incassare un quinto delle entrate ottenute con la cedolare secca: i primi cittadini, sottolineano i due giornalisti del Sole, “stanno per incassare il loro “dividendo” con la garanzia che sia l’erario a farsi carico delle perdite di gettito eventualmente createsi nel passaggio da un prelievo in base al reddito a uno di tipo sostitutivo. Magari attribuendo allo stato l’80% degli introiti da cedolare secca e ai comuni il restante 20 per cento”.

Tra le altre novità che potrebbero entrare in vigore, c’è anche l’innalzamento al 10% della tassa di registrazione per chi regolarizzerà le case a nero: “Per incentivare i proprietari di immobili sconosciuti al fisco a far emergere il “nero” entro la dead line che il decreto milleproroghe ha portato al 31 marzo, il ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli è intenzionato a fissare una tassa di registrazione del 10 per cento. Che si sommerà alle sanzioni inasprite dalla manovra estiva per gli inadempienti”.

Infine, Calderoli starebbe pensando di rivedere anche la tassa sui rifiuti: “potrebbe arrivare il superamento dell’alternativa Tarsu/Tia attraverso una nuova tassa sui rifiuti basata sulla rendita catastale e non più sulla superficie”.