Africa: Lo sviluppo economico del continente ha un motore sempre più cinese

Pubblicato il 19 maggio 2010 8:03 | Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2010 8:52

Lo sviluppo economico dell’Africa ha un motore sempre più cinese, nel commercio e negli investimenti internazionali. Lo dicono le cifre, che descrivono un volume di scambi passato dai 10 miliardi di dollari scarsi del 2000 agli oltre 100 miliardi del 2008, e lo conferma in qualche modo il presidente camerunense Paul Biya, che nel discorso di apertura della conferenza ‘Africa 21’ a Yaoundé ricorda come siano stati i Paesi emergenti i primi a sostenere la modernizzazione del continente nero, “prima timidamente, poi adattando la loro offerta a ciò di cui abbiamo bisogno”.

 Come anticipato, questo rapporto sempre più forte viaggia su due binari. In primo luogo, il commercio, grazie in particolare alla politica di apertura selettiva del mercato interno portata avanti dal governo di Pechino, che ha spalancato le porte ai prodotti di alcuni Paesi africani.

Una disponbilità che i cinesi puntano a veder ripagata con un accesso privilegiato all’enorme riserva di materie prime dell’Africa, in particolare per quanto riguarda il petrolio. “La Cina ha un grande ruolo da giocare nel futuro dell’economia africana – spiega all’Ansa Leila Mokkedem, della Banca africana per lo sviluppo, interpellata a margine della conferenza di Yaoundé – perché è un mercato che sta crescendo a gran velocità, e per proseguire ha bisogno di materie prime, petrolifere e minerarie. Ma anche perché può portare nel continente un nuovo savoir faire, costruendo uno scenario ‘win-win’, in cui ci sono vantaggi per entrambi”.

Parallelamente, crescono anche gli investimenti dello Stato cinese in Africa, concentrati soprattutto su grandi progetti infrastrutturali. “Uno sviluppo che è una buona notizia per il continente – spiega Valentine Rugwabiza,vicedirettrice del Wto – perché diversifica il flusso di capitali ma soprattutto lo aumenta, in un contesto in cui i Paesi fanno ancora molta fatica a finanziarsi sul mercato privato dei capitali, a causa di valutazioni molto negative, spesso basate su pregiudizi più che sui fatti”.

I cinesi, in poche parole, sembrano più propensi a correre il rischio. “E’ una differenza di mentalità – commenta all’Ansa un delegato camerunense, a margine di un dibattito – la Cina ha una prospettiva più a lungo termine, opera pensando a come si evolverà la situazione nell’arco dei prossimi 15 anni. E un approccio di questo tipo è l’unico che le può permettere di trasformarsi da potenza regionale in vera potenza globale”.