Economia

Airbnb, Tar del Lazio respinge ricorso: tassa su affitti brevi si paga

Airbnb-Tar-tassa
Airbnb-Tar-tassa

Airbnb, Tar del Lazio respinge ricorso: tassa su affitti brevi si paga

ROMA – La tassa sugli affitti brevi si paga. Lo ha stabilito il Tar del Lazio che ha detto no alla richiesta di sospensione della trattenuta. I giudici della seconda sezione hanno infatti respinto con ordinanza il ricorso presentato da Airbnb Ireland Unlimited Company e Airbnb Payments Uk Limited. Il Tar, tuttavia, si è riservato di approfondire, in fase di merito, “alcune questioni di rilevanza anche comunitaria”.

Ora Airbnb, che non ha rispettato la prima scadenza del 16 ottobre, rischia una pesante multa da parte dell’Agenzia delle entrate. La tassa sugli affitti brevi, introdotta nella manovra correttiva di primavera, prevede tra l’altro che gli intermediari immobiliari – che siano portali online o agenzie tradizionali attive nel mercato degli affitti turistici – raccolgano le tasse dovute dai proprietari di casa e trasmettano i relativi dati all’Agenzia delle Entrate.

Il Tar, pur riservandosi di approfondire alcune questioni di rilevanza anche comunitaria, ha avuto modo di chiarire che le misure in contestazione “non si palesano discriminatorie laddove esse ragionevolmente si applicano, per la parte relativa agli obblighi di versamento, solo agli intermediari che intervengono nel pagamento del canone di locazione”.

Inoltre, sul piano della comparazione tra i diversi interessi pubblici e privati coinvolti “appare comunque prevalente l’interesse pubblico al mantenimento degli effetti del provvedimento in esame, al quale peraltro gli altri operatori del mercato si sono già adeguati”.

Dal canto suo il portale leader degli affitti, in una nota fa sapere di voler “portare il caso all’attenzione del Consiglio di Stato”. “Pur non concedendo la sospensiva- si legge in una nota – il Tar ha riconosciuto l’esistenza di aspetti meritevoli di ampia riflessione in sede di merito”.

“La materia oggetto del ricorso – spiega Airbnb – è molto complessa, non solo per la normativa applicabile ma anche per la comprensione e definizione del mercato di riferimento, aspetto fondamentale per l’accertamento dei profili di discriminazione. Quelli degli intermediari e delle piattaforme sono due mercati ben distinti: dopo la decisione di abbandonare pagamenti tracciabili, digitali e trasparenti da parte di altre piattaforme siamo gli unici soggetti online colpiti dalla norma”.

“Come precisato con forza al momento della presentazione di questo ricorso – conclude Airbnb – i nostri sforzi sono tutti concentrati al tavolo del Mef e nel collaborare con il vice ministro Casero secondo una soluzione che crediamo sia sostenuta da quasi tutti gli operatori interessati e possa portare questo mercato verso più digitale e trasparenza”.

To Top