Al toto-crisi Nouriel Roubini è il più pessimista

Pubblicato il 28 aprile 2009 18:05 | Ultimo aggiornamento: 28 aprile 2009 18:05

Lo hanno soprannominato «Dottor Pessimismo». Nouriel Roubini, economista e professore all’Università di New York, nel 2006, in una riunione con gli esperti del Fondo monetario internazionale, aveva predetto che la bolla speculativa globale sarebbe scoppiata. E così è stato. Oggi, a tre anni di distanza, il gotha dell’economia mondiale farebbe meglio a sentire quello che Roubini ha da dire.

«La recessione che abbiamo visto negli ultimi due trimestri è destinata a rallentarsi – spiega Roubini, intervistato dal settimanale americano Newsweek – Gli ottimisti dicono che il Pil aumenterà nel terzo e quarto trimestre dell’anno e si aspettano che nel 2010 la crescita tornerà a essere superiore al 2 per cento».

Roubini crede invece che il tasso di crescita economica si contrarrà da un meno 6 per cento degli ultimi due trimestri a un meno 2 per cento del quarto. E per il prossimo anno parla di un più 0,5 per cento di tasso di crescita per gli Stati Uniti. Insomma, anche se «tecnicamente non siamo in recessione, sarà come se lo fossimo – prosegue l’economista – Non sono ‘Dottor pessimismo’. Chiamatemi piuttosto ‘Dottor Realismo’: non credo quindi che finiremo in una profonda depressione». I rimedi, ovvero le politiche del governo per stimolare la ripresa, «anche se hanno aumentato il debito pubblico americano dal 40 all’80 per cento del Pil, sono state fondamentali per evitare la depressione».

E la ripresa quando partirà? «Potrebbe partire nel 2010 – commenta Lorenzo Bini Smaghi, componente del board della Banca centrale europea in una recente intervista al Financial Times Deutschland – e questa volta sarà molto graduale e le potenzialità di crescita economica saranno considerevolmente più basse dopo la crisi rispetto a prima». Bini Saghi scarta la possibilità di interventi Bce a sostegno delle valute dell’Europa dell’est ed è scettico sulla proposta cinese di una nuova valuta globale: «Quello che dicono e quello che fanno le autorità cinesi non coincide sempre. Negli ultimi mesi il legame dello yuan con il dollaro americano è diventato sempre più rigido». Non è dello stesso parere Nouriel Rubini, che sostiene che «lentamente i cinesi si renderanno autonomi dal dollaro e faranno diventare lo yuan moneta di riserva internazionale. Stanno facendo accordi bilaterali con molti paesi come l’Argentina: non in dollari, ma in yuan».

Carlotta Macerollo
(Scuola Giornalismo Luiss)