Nagel: “In Fonsai guerra di potere, ma io ero contro Ligresti”

Pubblicato il 7 agosto 2012 12:14 | Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2012 12:15

Alberto Nagel

ROMA – Una “guerra di potere”. Per l’amministratore delegato di Mediobanca e vicepresidente di Generali  Alberto Nagel è quella che è si sta combattendo in Italia. ”Dalla scomparsa di Vincenzo Maranghi – spiega Nagel in un’intervista a Repubblica –  in poi, in Italia si è combattuta e si sta combattendo una guerra di potere. Ed è anche vero che questa guerra ha camminato di pari passo con le evoluzioni della politica”.

“Tra il 2009 e il 2010 – prosegue – c’e’ stato un tentativo chiaro da parte di un gruppo di azionisti e di manager, per acquisire una posizione di forza all’interno del circuito che fa capo a Mediobanca”, quando Geronzi e Bollore’ ”hanno cercato di entrare da padroni”, ”nel silenzio delle autorità di vigilanza, a quell’epoca assai compiacenti”. Tuttavia, Nagel sottolinea come dopo il 2011 le cose siano cambiate.

”Il punto di svolta – spiega – è il momento in cui siamo riusciti a mettere fuori gioco Geronzi. Quello è stato l’inizio di un cambiamento epocale, per Mediobanca e per la finanza italiana. Per la prima volta noi manager abbiamo ristabilito il primato dell’autonomia e dell’indipendenza. Siamo noi che abbiamo fatto saltare gli equilibri di quello che sui giornali si chiamava e si chiama ancora il salotto buono dei Poteri forti”.

”Noi Ligresti – insiste Nagel – lo abbiamo messo alla porta con tanto di lettere ufficiali! E abbiamo cominciato a farlo già in quell’autunno del 2010 quando abbiamo capito che trattava con Bollorè e con i francesi”. ”I giornali – continua – dovrebbero smettere di scrivere che abbiamo continuato a finanziare i Ligresti fino a pochi mesi fa. In verità i rubinetti si sono chiusi dal 2007”, ”i 45 milioni di cui si parla non sono affatto una buonuscita, ma il corrispettivo della quota Premafin che doveva essere ceduta a Unipol”. Infine, su Perissinotto, Nagel fa sapere: ”La verità è semplice: e’ stato messo a riposo dopo tanti anni perché in cda si è convenuto che i risultati della sua gestione non fossero performanti”.